Il giorno mer, 04/11/2009 alle 10.51 +0100, Maurizio Delmonte ha
scritto: 
> Secondo elemento condiviso è stato il desiderio di mettere al centro
> della comunità i singoli 
> utenti Plone, a tutti i livelli. 
> Chiaramente le aziende che si occupano di Plone non possono (e non
> devono)
> essere escluse dalla comunità Plone italiana, ma sono vivamente
> invitate a partecipare 
> quanto più possibile tramite i loro collaboratori. 
> Cercheremo di capire insieme dove porre eventuali limiti e paletti
> nell'interesse generale, 
> ma non preoccupiamoci di definire regole a priori e senza ragione
> evidente!

Ciao buon uomo!

mi è dispiaciuto parecchio non essere stato presente alla conference, ma
come come ben sai, sto mettendo anima e corpo nel set-up della community
italiana di un altro progetto open...dove i problemi sono esattamente
gli stessi, ma con il buon senso e la fustigazione pubblica di chi cerca
di scavalcare le persone per fare marketing, stiamo riuscendo a creare
un folto gruppo di entusiasti, anche se per ora è un foltissimo gruppo
di persone che fa milioni di domande unito ad un piccolissimo gruppo di
persone che risponde.
Ciò che fortunatamente non ho ancora visto sono messaggi del tipo "dico
ma non dico altrimenti anche il mio concorrente lo scopre" che sono i
veri lati dannosi dell'intrusione di visioni business-oriented in un
progetto open.

Il software libero, fortunatamente, è fatto di persone. Altrimenti non
mi occuperei di informatica.

Quindi ben vengano le mappe di utenti, perchè di questo stiamo parlando.
Di utenti...

Ormai sono solo più un utente Plone, dopo anni di militanza nel mondo
business legato a questo progetto, e conosco bene quanti danni sono
stati fatti da quei player che hanno, in alcuni casi, volontariamente
soffocato la community per evitare che potessero partecipare anche i
loro concorrenti (eh si...è successo questo).

Quindi quello che posso consigliare è di dare spazio alle persone, alle
birre, ai weekend in montagna per sperimentare quel determinato
pacchetto appena uscito e a tutti quei momenti di aggregazione sani e
genuini che sono la caratteristica principale del nostro mondo nonchè
ambiente di lavoro e formazione per molti.

Quindi anche le aziende, per ora lascino spazio alle persone, tanto
hanno già fallito una volta e difficilmente riuscirebbero a combinare
qualcosa.
Inoltre in Italia, di veri sviluppatori Plone non ce ne sono molti.
E non mi pare proprio che sia possibile individuare aziende, veramente
implicate nello sviluppo di Plone.
Non basta aver inviato qualche segnalazione di baco o aver pubblicato
qualche pacchettino, per potersi definire paladini.

Spazio alla gente e alle birre e W i blog aziendali.

PS: non dimenticate però che la presenza di fornitori di servizi nella
community è l'unica vera arma che Plone può mettere sul tavolo per
essere competitivo nei confronti di altri progetti open e non che pian
pianino stanno mangiano la sua, già ristretta nicchia di mercato.

-- 
Davide Corio
email: davide.corio<at>domsense.com
web: http://www.domsense.com


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