Ad una prima valutazione il mio corpo non ha nulla di qualitativamente differente da qualsiasi altro corpo umano. Non è "unico", se non, magari, nella forma; ma la sua sostanza è identica a quella di qualsiasi altro essere umano. [...] Se poi voglio indagare più a fondo, nella struttura stessa dei miei organi, questa sua equivalenza si espande sempre più fino ad abbracciare ogni altro oggetto materiale [...] L'unica vera differenza sembra risiedere nel livello di complessità organizzativa e funzionale con la quale i componenti, le strutture che costituiscono il corpo, interagiscono tra loro.
Marco:
Chi ci dice che il nostro sangue o le nostre cellule o i nostri
escrementi siano *composti* di Carbonio, Idrogeno, Ossigeno, Azoto e qualche
sale minerale? E' un modo di dire sbagliato, a mio avviso. Come dire che
i Promessi Sposi sono *composti* di carta ed inchiostro. Un romanzo *richiede*
carta ed inchiostro per esistere; allo stesso modo un essere vivente *richiede*
atomi per esistere; è *scritto* sulla materia, non è *composto*
di materia.
A questo proposito, in quanto informatico, vorrei citare la struttura a strati dei sistemi informatici. Credo cosi' in parte di illustrare il pensiero di Marco da altra direzione (o sollevare se possibile obiezioni da parte sua, per capire se e dove ci sono divergenze) e anch'io contribuire alla risposta all'impostazione di Roberto... per vedere se riusciamo ad andare assieme in qualche direzione...
Sistemi informatici, dunque. Come si sa, alla base di tutto c'e' l'hardware. Su questo hardware qualcuno ha realizzato uno "strato" di software che fornisce i servizi di base che tutto il resto del software utilizzera'; il "sistema operativo". In realta', anche il sistema operativo e' solitamente stratificato in un nucleo piu' essenziale e strati aggiuntivi che si basano sul nucleo e forniscono servizi via via piu' complessi. Sul sistema operativo si muovono poi gli applicativi (Office, compilatori, ecc.).
Dal punto di vista "fisico", esiste l'hardware e *tutto* il software non e' altro che "stati dell'hardware" (unita' di memoria hardware poste in uno stato che rappresenta lo "0" o uno stato che rappresenta l'"1").
Il *tuo* mondo, pero', e' fatto di entita' come Outlook Express, con cui magari stai lavorando ora (o Netscape, o Eudora, quello che e'). Queste non sono entita' fisiche prime (mattoni), ma struttura delle entita' fisiche (stati dell'hardware, appunto). Se hai un problema con Outlook, forse l'indirizzo del tuo POP provider e' sbagliato; forse l'indirizzo del destinatario e' sbagliato; forse hai premuto il tasto sbagliato. Tutte queste cose *hanno* un corrispondente nell'hardware, ma per vari motivi, e' difficile esprimere questi problemi in termini hardware. Se l'indirizzo del provider e' sbagliato, questo in termini hardware vuol dire che c'e' una sequenza sbagliata di 1 e 0 da qualche parte. Se chiudi Outlook, copi i tuoi dati personali per Outlook (profilo) su CD, lo porti su un altro computer, lo lanci, l'indirizzo del provider e' ancora sbagliato, ma da un punto di vista hardware gli 1i e gli 0i sbagliati sono da qualche altra parte, rispetto a dov'erano sul computer originale. Se esprimi il problema in termini hardware, in altri termini, ti imbarchi verso grossi guai. Il problema *non* e' a quel livello.
Il problema mente-neuroni potrebbe (ma non necessariamente deve) essere analogo.
Ora, il punto di vista classico scientifico e' che in effetti esistono *solo* i fenomeni fisici (hardware) e tutto il resto si riconduce a essi. Se non si puo' (come gia' nel caso di Outlook, te lo garantisco, da informatico) e' perche' e' troppo *difficile* (chi ha un milione di anni liberi per dedicarcisi?); ma non e' impossibile in linea di principio.
Questo va benissimo *finche' lasci fuori il valore*, la qualita'. Il valore che tu attribuisci a Outlook (e' bello o brutto) non ha molto a che vedere col modo in cui e' realizzato sull'hardware. Se trovi che Outlook sia bello, e guardi il suo codice binario, non ci troverai magari proprio niente di bello. Da un punto di vista fisico, la qualta' e' un fenomeno emergente; non segue la catena del "e' fatto con". Come dice Marco, ovviamente la Qualita' della Divina Commedia non sta nell'inchiostro, e neanche nei simboli dell'alfabeto latino.
A proposito dei sistemi, nota che l'impossibilita' di trattarli in termini di parti in modo soddisfacente si presenta gia' a livello fisico per tutti quei sistemi che hanno la proprieta' di "adattarsi" e raggiungere *uno* scopo (fissato) sfruttando diverse organizzazioni. Cosi' l'uomo che perde la vista sviluppa un udito e un tatto piu' potenti... il sistema uomo sta cercando di ottenere un certo livello di precisione nella percezione del mondo esterno indipendentemente dai "pezzi" che ha a disposizione... Ma non e' neppure questo il punto chiave, a mio parere... Pirsig ci si avvicina di piu'...
Quello che Pirsig dice e' che, a dispetto dell'atteggiamento classico della scienza, il mondo che una persona reale percepisce (al contrario di cio' che percepisce l'astratto "osservatore" dei libri di fisica) e' *principalmente* valore. (Anzi da questa considerazione Pirsig si muove fino a racchiudere anche la percezione delle proprieta' fisiche, quindi la "vecchia" percezione, come caso particolare della percezione del valore). Quindi, a meno che tu non stia parlando del mondo astratto della scienza, che nessuno *ha mai percepito*, ogni qualvolta trovi che qualcosa e' fatto di qualcos'altro (tu di cellule, la citta' di persone) questo non ti autorizza a dire che in realta' esistono *solo* i mattoni. Cio' annullerebbe di fatto il mondo attorno a te, che e' un mondo fatto di valori che non puoi attribuire alle componenti fondamentali. Alla loro organizzazione, tu dici; si; ma tenendo presente che la loro organizzazione, in quanto oggetto con valore proprio indipendente dalle parti, *e'* una cosa altrettanto reale dei singoli pezzi... La relazione "composto da" spiega la sua (fredda, oggettiva) apparenza; ma la fredda, oggettiva apparenza non e' che un'astrazione che tu non percepirai mai.
C'e' una canzone di Peter Hammill che descrive bene il punto in cui la razionalita' scientifica di cui sopra si accorge della sua incapacita' di comprendere la realta':
"Four pails of water and a bagful of salts...
that is all we are, all my lover comprehended
now that sounds as mad as saying she will never die
[...]
now questions appear that I rationally can't ignore...
Nothingness or God, which of them seems more unlikely?
once I would have answered clearly,
now I only think I'm nearly sure."
(Peter Hammill, Four Pails of Water)
(Quattro secchi d'acqua e un sacchetto di sali / questo e' tutto cio'
che siamo, tutto cio' di cui era fatto il mio amore / questo ora sembra
pazzesco come dire che lei non morira' mai / ora appaiono domande che non
posso razionalmente ignorare / il Nulla o Dio, cosa sembra piu' improbabile?
/ una volta avrei risposto chiaramente / ora credo solo di esserne quasi
sicuro.)
Andrea Sosio
