ciao
m
Vin, 6 settembre 2003:
<<Nella prima parte dell'ultimo giap parlate dello spreco dei led accesi di tv e sterei.
A me pero' non mi convince molto questo discorso, cioe': perche' non puntare su forme ecologiche di energia? Altro che ritorno al nucleare! Puntiamo sull'energia solare, eolica ecc.
Sono d'accordissimo sull'uso delle auto elettriche e del biodiesel, e magari in un futuro (nemmeno poi tanto remoto se solo lo si volesse) dell'idrogeno; ma in questo caso a differenza del mio led-scetticismo sono piuttosto radicale, per farla breve: a che cazzo servono le auto? Con l'intensificazione dei mezzi pubblici e considerato il sempre maggior numero di aree pedonali (che pero' come sappiamo hanno aspetti molto ambivalenti/ambigui) il numero di auto in citta' potrebbe essere fortemente abbattuto.
[da questo punto di vista la follia in America dilaga, ne parlava Mike Davis sul Manifesto qualche mese fa:classe media bianca che vive in quartieri 'sotto-vetro' e che usa mega-jeep (prodotte in origine per l'esercito) a volte anche blindate (BLINDATE!): un consumo stratosferico di carburante solo per fare casa-lavoro, casa-centro commerciale]
Forse il mio approccio e'/puo' apparire troppo 'futuristico' e poco efficace nell'immediato, ma credo si debbano offrire valide alternative a questo modo di ri/produzione e non appellarsi/attaccarsi a una sorta di rigore (chiedo scusa ma in questo momento non mi viene in mente la parola appropriata) leninista (perfettamente descritto nel personaggio del generale Serov in 54) e/o terzomondista. Sono arci-convinto che non sia questo il vostro atteggiamento, ma sono anche arci-convinto che sia proprio questo lo spirito di certi settori del movimento.
Leggendo l'ultimo e il penultimo numero di giap la situazione e' davvero deprimente (ancor piu' deprimente del solito perche' sulle questioni ambientali ci si sente ancor piu' impotenti che su quelle politiche,ed anche se forse e' tutto il contrario di fronte ai grandi numeri ci si demoralizza molto...); pero' bisogna esser consapevoli di cio' che possono fare le municipalita' nel riciclaggio,che l'abbattimento dell'uso della carta e' possibile sia grazie all'uso di quella riciclata sia grazie all'avvento dell'informatica, che iniziare a lavorare seriamente sull'uso dell'idrogeno e' solo una questione di volonta'.
Volonta', gia'...
Sono d'accordo con Formenti e col suo sito Quintostato su di una alleanza progressista* della new-economy con i Democratici [o come si fanno chiamare qui in Europa socialisti (ma ancora per poco pare)], ma, aggiungo io, quest'alleanza deve allargarsi all'aspetto ecologico: il discorso economico e quello ecologico sono indissolubilmente collegati (lapalissiano, banale): come si fa a sconfiggere il cartello petrolifero(-militare) senza un'alternativa materiale (che non ci puo' essere offerta dalla new-economy) al modello che ci impongono?
N.B. non ti sembri troppo verticistico il mio modo pensare: la pressione (e 'produzione') dal basso sono/saranno cruciali.
Fantapolitica? E' meglio darsi all'ippica, anzi al fantacalcio?
P.S. Per quanto riguarda i negozi illuminati di notte, li', forse, andrebbe fatto anche un discorso sulle citta'-vetrina, sui non-luoghi che sempre di piu' stanno diventando le nostre citta' (forse si ricollega anche al discorso sulle aree pedonali).
*quando parlo di alleanza progressista il pensiero va subito al New Deal (allenza tra elite' liberal e rappresentanze operaie), forse oramai si e' un po' stanchi dei compromessi e certamente il nuovo proletariato (spero non ti scandalizzi questa parola) e' in grado di incidere direttamente sul reale, ma credo che nessuna ipotesi vada scartata a priori anche considerando l'attuale situazione storica...
(ed ho ben presente, e' ovvio, che certe cose non si decidono a tavolino: anche il piano del New Deal non era cosi' chiaro come ci appare ora mentre lo si compiva).>>
***
[WM1:]
Sull'energia eolica e solare: sempre di energia elettrica si trattera' (l'eolico e il solare servono a ottenere elettricita'), e visto che non sara' sufficiente a coprire un fabbisogno "drogato" come quello attuale, sara' ancora piu' importante esortare a evitare sprechi insensati come quello degli elettrodomestici in stand-by, dei condizionatori d'aria sparati per avere 0�, delle luci accese di notte etc.
Sull'abbattimento del numero di auto private in citta': parlavamo di "veicoli elettrici", quindi includevamo i mezzi pubblici. Il punto e' che in Italia questa lotta la stanno portando avanti solo pochi privati, osteggiati in tutti i modi da burocrazie di ogni tipo. Visto che in genere le amministrazioni comunali sono sorde e cieche (e i governi non parliamone nemmeno), l'unico modo per diffondere la cultura del trasporto alternativo e' portare il numero delle auto elettriche private a una massa critica sufficiente a produrre un effetto contagio (e un abbassamento dei prezzi, oggi molto alti).
Su quale sia l' "atteggiamento giusto": secondo me a sinistra e nei movimenti certi discorsi sul fatto che "il problema e' politico", "il problema e' piu' generale", "non si deve agire sul consumo ma cambiare il modo di produzione", "non c'e' ecologia senza superamento del capitalismo", etc., pure basati su assunti che condivido, si sono rivelati quel che probabilmente erano fin dall'inizio: alibi per non fare un cazzo (non mi riferisco a te). Difatti, si sono fatti ben pochi passi avanti, e a sinistra e nei movimenti predominano comportamenti quotidiani non meno ecocidi di quelli diffusi nel resto della societa'. Alle feste dei partiti di sinistra o a certe feste di movimento c'e' spesso una produzione di pattume e uno spreco di carta e plastica che ha ben poco da invidiare a quella del Motor Show. No grazie, preferisco partire da me stesso, preferisco l'austerita'.
Su informatica, uso della carta e raccolta differenziata: nella maggior parte delle citta' italiane la raccolta differenziata finalizzata al riciclaggio e' una truffa. Qui a Bologna si sta scoprendo in questi giorni che, una volta raccolte, le diverse tipologie di rifiuti (secchi, umidi etc.) vanno a finire nello stesso camion e nello stesso inceneritore [*] Anche gran parte della carta straccia raccolta finisce che viene incenerita, perche' molta non corrisponde alle tipologie accettate dalle cartiere. I cittadini vengono presi per il culo, questa e' la verita'. Quanto all'informatica, da quando si e' affermata (cioe' negli ultimi vent'anni) l'utilizzo di carta e' cresciuto del 49%. Non possiamo confidare ne' nelle amministrazioni ne' nella spinta inerziale di macro-tendenze presuntamente progressive: possiamo confidare solo in noi stessi.
Infine, sulla "new economy": apprezzo molti aspetti del lavoro di Formenti e seguo quintostato.it, pero' e' tutto da dimostrare che l'impatto ambientale della "new economy" fosse effettivamente minore di quello della "old economy". Mi permetto di avere dei dubbi,
- visto che la "new economy" non potrebbe esistere senza le basi materiali procurate dalla "old", che a sua volta ha raggiunto il limite di sfruttabilita' dell'ambiente (il Veneto post-fordista e dell'impresa a rete, il Veneto benettoniano tanto decantato da Negri & Co., lavora grazie all'energia fornita dalla centrale idroelettrica di Porto Tolle, che pero' a luglio e agosto ha rischiato di fermarsi per via del Po in secca);
- viste le migliaia di tonnellate di computer (vecchi, ma anche nuovi) periodicamente rottamati per mantenere in movimento il mercato (e vista la non biodegradabilita' di quei materiali) [Non si tratta solo di PC: si pensi all'obsolescenza programmata dei cellulari, e a dove mai vadano a finire tutti quei rottami (il cosiddetto "e-waste": secondo il WWF, in Italia se ne producono ogni anno 6 milioni di tonnellate)].
- vista l'illusione della ricchezza facile e delle risorse infinite che sicuramente negli anni Novanta ha portato a comportamenti ancor piu' ecocidi (e autodistruttivi, se si pensa all'abuso di farmaci alteratori della personalita' per mantenere alto il "rendimento" e il livello di autosfruttamento);
- visto l'aspetto glamorous della subcultura legata alla "new economy" che porta riviste come Wired a stampare su carta ad alto impatto ecologico e, dulcis in fundo...
- visto il fatto che i vertiginosi successi di borsa delle start-up si basavano comunque su una ricchezza prodotta grazie alla divisione globale del lavoro e allo scambio ineguale. Sarebbe ora di demistificare cio' che e' stata la "new economy", riportando di peso nel quadro tutto cio' che era stato rimosso per motivi ideologici. Non si basava per niente su lavoro "immateriale": molto semplicemente, le brutali ricadute materiali di quel tipo di capitalismo sono state nascoste. Un lavoro "immateriale" non esiste.
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Paolo, 7 settembre 2003:
<<Apprezzo molto l'iniziativa sulla carta ecosostenibile, in particolare l'analisi del ciclo di produzione-riciclaggio su Giap #8 che finalmente mette in risalto la variabile energia. Dico finalmente perche' sono cresciuto con slogan ecopubblicitari tipo *salva un albero: compra carta riciclata* che mette in relazione diretta disboscamento e riciclaggio della carta. Una relazione impropria perche', lo saprete meglio di me, la produzione di legname da carta avviene quasi esclusivamente nei paesi industrializzati, in foreste caratterizzate da un forte intervento umano e che proprio per questo sono in aumento. Per come funziona il capitalismo, se si aumentassero le quote di carta riciclata, queste foreste sarebbero incapaci di produrre profitto e probabilmente inizierebbero veramente ad essere in pericolo.
Per questo motivo ho apprezzato un po' meno l'introduzione di Giap! #9 che attribuisce una parte di responsabilita' degli effetti catastrofici della deforestazione all'industria cartiera, e si scandalizza per le dichiarazioni di Matteoli.
Alla luce di recenti e ignorati studi si nota che riciclare non significa automaticamente inquinare di meno se si prende in considerazione l'intero processo con il complessivo dispendio di energia - e non solo di teneri alberelli. Percio' occhio a non perdersi dei pezzi importanti nel ridurre la complessita': se e' una gran cosa la carta ecosostenibile e' invece da prendere con qualche distinguo quella riciclata (che fra l'altro stimola appetiti non troppo casti visto che la fetta di mercato che ora e' in mano ai paesi produttori ed esportatori di carta come il Canada finirebbe nell'industria nazionale del trattamento dei rifiuti).
P.S. Vi allego un frammento di articolo che scrissi qualche anno fa a proposito di una ricerca che purtroppo non ebbe una grande eco mediatica.
[...]Secondo un non piu' recente studio di Matthew Leach, analista di politiche energetiche all'imperial college di Londra, una delle piu' profonde convinzioni degli ambientalisti potrebbe rivelarsi priva di fondamento scientifico.
Si e' soliti fare riferimento ad una gerarchia secondo cui e' preferibile nell'ordine: limitare i consumi, riutilizzare le risorse ed infine riciclare i rifiuti anziche' incenerirli o smaltirli nelle discariche. L'indagine di Leach dimostra che se si considera di primaria importanza l'impatto ambientale, l'incenerimento e' la soluzione migliore mentre se si considera di piu' il fattore economico l'opzione piu' conveniente e' il riciclo, almeno per quanto riguarda la carta. La novita' della ricerca sta nel fatto di attribuire nell'analisi del ciclo del rifiuto un maggior peso ai costi ambientali nascosti chiamati "esternalita'" (dovuti alla produzione di anidride carbonica, anidride solforosa, ossidi di azoto e altre sostanze inquinanti) ed al risparmio di energia che comporta l'incenerimento, dal momento che gli inceneritori possono generare elettricita' per alimentare la rete nazionale.
Un fattore molto incisivo tra le ricadute ambientali e' la produzione di CO2 dei camion adibiti al trasporto della carta alle stazioni di riciclaggio; di norma, infatti gli inceneritori sono molto piu' vicini ai centri di raccolta e comportano viaggi piu' brevi. Un'altra "esternalita'" considerata e' il grande dispendio di energia che comporta il processo del riciclaggio, il trattamento di deinchiostrazione produce, fra l'altro, un residuo melmoso altamente tossico. Mattew Leach osserva inoltre che una maggior richiesta di legname da carta, aumenterebbe il manto forestale che ridurrebbe la quantita' di CO2 nell'atmosfera. [...]>>
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[WM1:]
Non capisco come fai a scindere in due il discorso che abbiamo fatto. Abbiamo individuato (mica per primi, per carita') due problemi: 1) la grande maggioranza della carta proviene dall'abbattimento di foreste, 2) per produrla si ha un impatto ambientale enorme. La carta ecosostenibile risolve *parzialmente* il primo problema, ma non il secondo, in quanto ha esattamente lo stesso ciclo produttivo di quella non ecosostenibile. L'unico modo per non liberare cosi' tanta diossina nell'ambiente e non sperperare quantita' inimmaginabili di acqua e' ottenere carta dal riciclaggio al 100% a ciclo chiuso. Questo ragionamento mi pare difficilmente smentibile. Anche per quanto riguarda il primo problema, e' importante capire che non si possono continuare a sprecare risorse. I dati del 2001 dicono che in Italia si sono consumati undici milioni di tonnellate di carta: da un albero di medie dimensioni si ricavano circa 70 kg. di carta. Fai un paio di conti e avrai una buona approssimazione del numero di alberi abbattuti per permettere tale spreco [quasi 158 milioni di alberi, N.d.R.]. Chiaramente non stiamo facendo l'apologia dell'industria del riciclaggio come funziona adesso, anzi. Qui c'e' da fare una rivoluzione culturale.
Tu scrivi: "Per come funziona il capitalismo, se si aumentassero le quote di carta riciclata, queste foreste sarebbero incapaci di produrre profitto e probabilmente inizierebbero veramente ad essere in pericolo." Questo ragionamento e' meccanicistico, non tiene conto dell'esistenza (rilevata persino da marxisti ultra-hardcore, ad esempio il Bordiga di *Proprieta' e capitale*) di spazi non-del-tutto-capitalizzati e capitalizzabili, di proprieta' pubblica, public domain, preservati dal capitalismo stesso, che possono essere vieppiu' ristretti (come negli ultimi vent'anni di neoliberismo) ma non eliminati del tutto. Secondo la tua logica, non si capisce come mai non vi siano politiche di sterminio col gas dei disoccupati, come mai negli ultimi secoli non siano stati aboliti per decreto l'ospitalita', il dono, il sesso gratuito etc. Il ciclo di valorizzazione del capitale ha comunque dei limiti riconosciuti, di ordine culturale e antropologico, dimensioni "non rappresentabili in partita doppia e in attivo di bilancio" (A. Bordiga). Esistono dei tabu' che limitano o quantomeno modificano l'estrazione di plusvalore. La tesi secondo cui "tutto e' capitalismo" e' sbagliata. La collettivita' percepisce come un diritto/dovere fornire e fornirsi di servizi per cui si paga tutt'al piu' un'imposta ma non un prezzo (c'e' una bella differenza), e il capitalismo non puo' estirpare questa dimensione pubblica, anzi, a malincuore deve fare investimenti a fondo perduto, a rientro remoto etc.
Bisogna far si' che la preservazione degli alberi divenga una regola di convivenza non trasgredibile, un dovere implicito e immediatamente percepito come il fatto di spegnere gli incendi o soccorrere un ferito (o evitare di fare sesso con la propria figlia o il proprio figlio). L'abbattimento insensato di alberi deve divenire un tabu'.
[Bordiga scriveva che i veri elementi di potenziale comunismo nella nostra societa' non sono le nazionalizzazioni anzi, le "statizzazioni", bensi' cose come il bere l'acqua alla fonte stradale!].
Quella dell' "impatto ambientale nullo" e' un'utopia anche pericolosa, perche' secondo i principi della termodinamica non si puo' *non* dissipare energia. Il punto e' limitare tale dissipazione. I dati sulla differenza d'impatto ambientale tra la produzione di carta dalla cellulosa vergine e la produzione di carta da scarti e maceri (mi riferisco sempre al riciclaggio al 100% nelle migliori condizioni ottenibili) mi sembrano chiari. Per ogni chilogrammo di carta ottenuta col riciclaggio anzich� da cellulosa vergine si risparmiano 6 etti di anidride carbonica. Moltiplica per i soliti undici milioni di tonnellate.
Parlando di inceneritori, non mi pare molto ecologico ne' esente da *esternalita'* inalare il particolato e la diossina, far precipitare nel terreno e nelle falde molecole di materiali cancerogeni, produrre quantita' spropositate di CO2 etc. Ho scoperto, navigando, che Matthew Leach ha lavorato per la Banca Mondiale come consulente energetico tra l'89 e il '95. Scusami, ma viste le politiche disastrose incoraggiate da questo organismo (quel periodo rappresenta proprio il culmine dell'intossicazione neoliberista), mi permetto di coltivare qualche piccolo dubbio sul suo credo ideologico e sulle sue affermazioni. Ho letto il suo articolo sul riciclaggio come "vacca sacra degli ecologisti", e mi sembra molto limitato. Praticamente, l'unico beneficio ecologico ricavabile dall'incenerire rifiuti si ridurrebbe alla produzione di energia elettrica. Su tutti gli aspetti negativi si soprassiede. Parlando di riciclaggio, mi sembra che Leach generalizzi indebitamente alcune verita' parziali: non prende in esame il ciclo chiuso e parte dall'idea che le politiche sul riciclaggio non possano in alcun modo migliorare, rimarranno eternamente identiche a quelle che ha studiato alla meta' degli anni Novanta. E' un punto di vista molto ristretto e conservatore.
Il New Scientist, riassumendo in soldoni, dice: "La lezione che si ricava dallo studio di Leach e' che il riciclaggio risulta sensato dal punto di vista economico se si minimizzano i costi ambientali mentre, se si tiene all'ambiente, vincono gli inceneritori". Pero' se si va a vedere cosa intende Leach per vantaggi ambientali, la portata e la prospettiva della sua ricerca risultano molto ridimensionate. Io dico: se lavoriamo per minimizzare i costi ambientali e al contempo per favorire energia "pulita" come l'eolica o la solare, potremo fare a meno degli inceneritori e del loro devastante impatto sull'ambiente e sulla salute.
Oltre a cio', pare che Leach si basi su assunti imprecisi, come ha fatto notare qualcuno (cfr. l'audizione di Mike Childs dei Friends of the Earth di fronte alla commissione parlamentare britannica sull'ambiente, i trasporti e gli affari regionali, 3 febbraio 1998).
Io propendo per la versione di Francesco Francisci di Greenpeace (intervista a "Tempo Medico" n. 587 del 4 marzo 1998):
<<"Siamo abituati a questo genere di studi, sfornati a intervalli piu' o meno regolari. E quasi mai convincenti". Il dilemma, sostiene Francisci, e' sempre lo stesso: recuperare materiale o energia? E l'ago della bilancia va sempre cercato nei criteri in base ai quali si valutano queste famose esternalita'. La produzione di energia elettrica da rifiuti, per esempio, e' sostenuta da forti sovvenzioni governative. "Gran Bretagna e Italia sono proprio i paesi dove questi aiuti sono piu' consistenti" spiega Francisci. "Se un chilowattora costa in media tra 50 e 80 lire, una volta aggiunto il valore delle sovvenzioni il costo balza fino a 270-280 lire. Si capisce che la pressione per aprire nuovi impianti di incenerimento, in queste condizioni, puo' essere molto forte".
Secondo l'esperto di Greenpeace, l'analisi di Leach potrebbe essere facilmente ribaltata da una politica che premiasse davvero il riciclaggio, per esempio decentralizzando gli impianti. Ne' bisogna dimenticare che l'intero processo, riciclaggio, incenerimento, industria della carta, si inserisce a pieno titolo nell'ormai arcinota economia globalizzata. Per cui puo' risultare molto difficile valutare non solo gli interessi in gioco, ma il valore stesso delle analisi tecniche.
"In Italia il riciclaggio della carta e' ancora praticamente inesistente. Anche quando si effettua la raccolta differenziata, non esistono impianti che la lavorino. Ci sono cartiere a Lucca, per esempio, che non comprano carta usata in Italia perche' ne ricevono, di pessima qualita' ma gratuita, dalla Germania. Per i tedeschi, evidentemente, sobbarcarsi i costi del trasporto per collocare quella carta in Italia (siamo tutti il Terzo mondo di qualcuno) e' comunque un'operazione in attivo" conclude Francisci.>>
Ribadisco i miei dubbi sul curriculum vitae di Leach, corroborati dal fatto che e' un ex degli Amici della Terra. Ogni tot anni salta fuori qualche "ex-ambientalista" "revisionista" con nuovi presunti studi-shock che denunciano il "conformismo" e la "superficialita'" dell'ecologismo. In Italia ora tocca al danese Bjorn Lomborg, "ex attivista di Greenpeace", che nel suo libro *L'ambientalista scettico* ci dice che le cose vanno benone etc. Peccato che un po' ovunque, a cominciare dal suo paese, le sue teorie siano gia' state smontate e sbertucciate:
http://www.wwf.it/news/812003_9105.asp
E a Oxford si e' pure preso una torta in faccia:
http://www.anti-lomborg.com/press1.htm
***
Paolo, 7 settembre 2003:
<<Beh, mi hai convinto.
Mattew Leach come consulente per la banca mondiale mi era proprio sfuggito, senno' col cavolo che ci avrei scritto un articolo. Il punto e' che all'epoca la notizia era fresca e le varie reazioni e controindagini non erano ancora in giro. Da quel momento non ho avuto piu' tempo per approfondire e ho archiviato il caso.
Grazie e ciao>>
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