Intervengo anche se non dovrei, a causa della mia tesi...penso che
sono d'accordo con la linea del Dr. Bozo, anche se mi piace molto
l'idea sterconica secondo cui sporco e pulito sono concetti fluidi
che si assestano a seconda delle circostanze, dei popoli, delle
civilta', dei tempi.

Condivido la linea dell'austerity, che pero' sta al problema ecologico
posto dal capitalismo nella sua fase attuale come gli opifici di Saint-
Simon al capitalismo del tempo di Marx. Insomma, non risolve
nulla a livello macroscopico anche se a livello microscopico puo'
produrre dei minimi effetti (se non altro a livello personale puo' farci
tutti un po' piu' buoni).

La distanza tra il macro e il micro e' secondo me sostanziale.

Il macro sta sui giornali quasi ogni giorno: cambiamenti climatici
derivanti dall'emissione di gas inquinanti. E potrebbero (non mi date
dello scientista) determinare conseguenze notevoli per gli equilibri
ecologici del pianeta. Su questo livello, la risposta dovrebbe essere
politica e passa dalle forme di resistenza (altro che led) alle forme
di organizzazione della politica. La ratifica dei trattati di Kyoto e' il
passaggio politico necessario (non sono entrati nei limiti fissati non
solo gli stati uniti, ma neanche Gran Bretagna e Italia). La
riduzione del consumi non puo' essere il frutto del volontarismo
compagnero (o cattolico). Passa attraverso l'imposizione di nuove
serie misure legislative. Se il (un?) movimento e' capace di farle
passare dalle piazze ai parlamenti (italiano, europeo, congresso
USA, etc.) bene, altrimenti i led invece di spegnerli, accendeteli
che magari nella societa' della monnezza prossima futura, li
useremo come termosifoni.

Il micro passa attraverso tante piccole forme che sono state citate
(i led, le bottiglie di plastica) e le pratichiamo in tanti (spero in
futuro tutti). Non sono misure di cui penso vale la pena discutere
piu' di tanto e soprattutto non penso definiscono una particolare
propensione alla politica. Ricordate "Fare Verde" (o son troppo
vecchio io?), beh sono gli stessi che come il buon post-fascista
Storace dopo tanti anni si sono riciclati politici e hanno autorizzato
lo scempio edilizio dei parchi romani e del litorale romano. Magari
pero' poi a livello individuale fanno la raccolta differenziata dei
rifiuti... L'austerity per me e' segno di correttezza morale e di
grande attenzione verso i problemi contemporanei, ma non fa certo
la differenza in termini di proposta politica.

Esiste poi una via di mezzo tra macro e micro che consiste nella
proposta politica delle produzioni "ecofriendly" in cui i flussi di
produzione e consumo vengono regolati alle necessita' di impatto
ambientale. C'e' a questo proposito una letteratura sterminata che
include tra gli altri anche l'ultimo interessante libro di F. Capra (The
Hidden Connections). Funziona? Si, funziona tanto nel sistema
capitalistico quanto in quello futuro della monnezza globalizzata. E
c'e' gente che gia' sta facendo soldi in questo modo.

Ma, ripeto non si risolve un granche'. Esiste un paese al mondo: gli
stati uniti che consuma un quarto delle risorse energetiche
dell'intero pianeta. E troppo, con o senza led. O li fermiamo o
senno' la nostra austerity non servira' a molto.

bax.s



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Quindi, invece di puntare
> sulle macrotendenze del capitalismo, cominciamo a spegnere lo stereo,
> viva l'austerity.
>
> Non so, non mi pare una discussione ricchissima

manco a me, per� vista da gi�, ha una risposta chiara: non c'e' molto da
dibattere, l'austerity non e' una scelta, � un dato di fatto per i poveri di qui
e un dovere morale per i ricchi di su.
In italia, ve state a magna' (ci stiamo mangiando, ma io ormai mangio giu') 3
italie: l'impronta ecologica del paese, cio� il territorio virtuale necessario a
produrre energia e beni che consumiamo, e' grande tre volte l'italia. Le altre
due italie, le veniamo a  prendere quaggi�, al di sotto dell'ombelico del mondo.
E la monnezza, invece, la si esporta: il mio brillante governo lula, per fare
favori ai ricchi e anche a un amico indusitriale che lavora con la gomma, ha
accettato di comprare dall'europa alcune decine di milioni di pneumatici usati
che, per inciso, nel primo mondo non si sa come riciclare...

Per cui, concordo: la questione e' povera di contenuti, e molto poco filosofica:
ci tocca spegnere gli stand-by, non comprare robe imballate dentro imballaggi
con altri imballaggi, odiare le automobili nei limiti del possibile, cercare di
metter su un pranzo che non abbia dovuto percorrere 2.500 chilometri su gomma
per arrivare sulla nostra tavola, mangiare meno carne (una delle robe piu'
inquinanti mai inventate). Sembra tanto fricchettone o new age, o tecnofobo,
invece e' molto probabile che sia  l'unica cosa sensata se non vogliamo sentirci
 politici da sof�, e l'unica strada percorribile se non vogliamo evacuare il
pianeta.

ci�, yux




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