È il fenomeno che Ian Bogost chiama *hyperemployment*: il prezzo da pagare per l'ingresso nell'onlife è la densificazione delle nostre giornate attraverso una miriade di task che prima erano affidati a operatori umani specializzati...
Ne parlo nel libro che ho curato per Franco Angeli, *Dimensioni dello smart working*, in uscita a novembre. A presto, Roberto On Tue, Sep 13, 2022 at 5:28 PM Giuseppe Attardi <[email protected]> wrote: > > > On 13 Sep 2022, at 15:54, <[email protected]> < > [email protected]> wrote: > > Scusate il **rant** del martedì, ma gran parte delle attività quotidiane > "/ora richiede, di fatto, che il cliente faccia il lavoro degli > impiegati che non ci sono più/“ > > > È il portato dell’introduzione delle GUI nell’informatica. Lo sto > ripetendo da anni. > > Con le GUI abbiamo ridotto qualunque compito a una serie elementare di > point&click, che sono così semplici che chiunque li può fare. > A patto che sappia come tradurre il compito da svolgere in una serie di > point&click, ossia dobbiamo fare da “compilatori” tra un linguaggio ad alto > livello e un linguaggio machina fatto di click. > > Così però ci siamo dovuti sostituire agli esperti che prima svolgevano qui > compiti: > - con la grafica siamo diventati disegnatori > - con il WYSISYG siamo diventati tipografi > - con gli spreadsheet siamo diventati ragionieri > - con le ATM, cassieri di banca > - con le casse automatiche nei supermercati, cassieri > - con la ricerca in rete, bibliotecari > - con i blog e i social, giornalisti > - con i siti di viaggi, agenti di viaggio > - con i risponditori automatici, operatori di call center > - con le videocamere, registi > - ecc > > Il beneficio per le aziende è stato di ridurre il personale, scaricando i > compiti sui clienti, e che importa se i clienti ci mettono molto più tempo > e fanno errori: bisogna che imparino, ovviamente a loro spese. > Per gli utenti c’è stato un beneficio apparente, di non doversi rivolgere > ad altri, attendendo il proprio turno, quindi evitando le code. Ma il tempo > apparentemente risparmiato nelle code si recupera nel tempo che si perde > nell’interagire con sistemi farraginosi, spesso bacati e ridondanti > (esempio chiedono ripetutamente le stesse informazioni) > Credo ci sia evidenza che la produttività dei sistemi d’ufficio non sia > aumentata con l’uso dell’automazione d’ufficio. > > Inoltre sfugge l’importanza di avere qualcuno esperto nello svolgere il > compito. > Pensate solo alla scarsa qualità tipografica dei testi che scriviamo. Un > tipografo inorridisce a solo guardarli: mescolamento di fonti, spaziatura a > caso, titoli male organizzati, accozzaglia di colori, ecc. > > Una soluzione potrebbe venire dal prendere atto che per ogni compito > occorre un esperto e che gli umani farebbero bene a rivolgersi a lui per > svolgerlo o farsi aiutare. > In teoria ci potrebbe venire incontro in questo compito l’utilizzo di > Intelligenza Artificiale per creare agenti esperti per lo svolgimento di > compiti, con cui potremmo interagire in linguaggio naturale, lasciando > all’agente di capire cosa vogliamo e di tradurlo in una sequenza di atti da > svolgere. > > Viene subito in mente l’esempio di come già oggi possiamo fare a meno di > un illustratore, rivolgendoci a DALL-E per spiegare con le nostre parole > l’immagine che vorremmo creare, lasciando al sistema il compito di > realizzarla. > > Ma questi sono sistemi sofisticati che richiedono grossi investimenti in > infrastrutture per l’apprendimento automatico e per l’impiego su larga > scala: non basta un semplice PC o un server per farli. > > — Beppe > > > > _______________________________________________ > nexa mailing list > [email protected] > https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa >
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