In data 02 dicembre 2008 alle ore 23:21:07, Andrea <[EMAIL PROTECTED]> ha scritto:

Credo che ogni discorso vada spostato sullo status del codice software più che sull'assetto delle società. Ora mi chiedo, nell'apprendere l'interessante tematica menzionata da Gianluca, sui brevetti operanti su sw aperto, se tali brevetti (ove sono ammessi, tenendo conto di quanti sono gli stati in cui sono ammessi) potrebbero effettivamente inficiare lo sviluppo del Linux esistente.

Basta immaginare a cosa succederebbe se una società brevettasse l'idea del controllo delle dipendenze software per l'aggiornamento di un sistema operativo. Non dico sia possibile, perché non ha certo i crismi della "novità", ma non si può mai dire.

E' per questo che, ritornando all'esempio iniziale, quale che sia il destino cui possa andare incontro Redhat, non vedo quale danni potrebbe riceverne Linux.

Mettiamo, per pura ipotesi, che Redhat o altri operatori di software libero abbiano brevetti o posseggano il copyright esclusivo su una tecnologia chiave incorporata nel sistema allargato "Linux". In caso di fallimento, anche questi diritti sarebbero toccati. Nell'eventualità di un cambio di "idee" della società, anche questi diritti si sposterebbero verso il nuovo modello di sviluppo.

E' una delle ragioni per cui sono fortemente contrario alla concentrazione di grandi portafogli di diritti/brevetti in poche mani, comprese quelle di FSFE come accade in questo caso:

http://www.fsfeurope.org/projects/ftf/fla.it.html

Ma qui si va mostruosamente OT. Magari ci si può spostare su [EMAIL PROTECTED] per continuare.

Saluti,

Gianluca
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