Marco Ermini ha scritto:
2008/3/18  <[EMAIL PROTECTED]>:
[...]
 Riguardo ai software posso darti ragione (anche se ci sono molti
 documenti su come sviluppare AF-independent applications),

E secondo te a qualcuno interessano

mentre
 i sistemi operativi direi che iniziano a supportare IPv6 in maniera
 abbastanza estensiva.

Peccato che poi funzionino da schifo quando li usi :-)

Windows ha iniziato a supportare IPv6 quando? due anni fa, a dir
tanto? secondo te è affidabile? non ci scommetterei una scarpa bucata.
Non so te... se tu fossi un manager che dovesse prendere una decisione
su come orientare il budget della sua azienda... non credo che per ora
investiresti su IPv6. E avresti ragione.

Relativamente a questo, quoto e straquoto, ed aggiungo che in ambito Microsoft la cosa è abbastanza triste, Windows XP ad esemepio ha un supporto limitato su IPv6, e a parte l'installazione "manuale" dello stack, non supporta pienamente DHCPv6, quindi su enviroments DHCP enabled (il 90% delle reti Enterprise e non), non sarà possibile configurare i client in modalità statefull a meno di non settare attributi come DNS a manina su i client . L'assegnazione "dinamica" degli indirizzi è ovviamente fattibile solo in stateless tramite IPv6 autoconfig magari con EUI-64. Di fatto i sistemi operativi in ambito desktop, full compilant sono Vista, Linux e Mac OS X ma pur sempre con implementazioni giovani.


 > Io lavoro nel mondo della sicurezza. Secondo voi quanti Intrusion
 > detection system e quanti firewall funzionano correttamente con IPv6?
 > tirate a indovinare... :-)

 ip6tables e ipfw di sicuro :-)

Che culo ;-) scusa il francesismo ma me ne faccio assai poco...
risposta sbagliata, la vera risposta è: zero :-) non ci sono soluzioni
commerciali utilizzabili in ambito security con un supporto IPv6
veramente funzionante.

Giusto Juniper ha un piano di supporto per IPv6 per il suo ScreenOS
per l'ultimo quarter del 2008... quindi per ora, IPv6? no grazie!

Ogni giorno leggo di nuovi vendor che annunciano supporto IPv6 nelle prossime release delle loro appliance di sicurezza, è un momento questo dove tutto comincia a convergere verso un nuovo standard, questo è tutto sommato fisiologico. Qui nessuno dice che bisogna immediatamente fare uno switch off di IPv4, ma bisogna cominciare a far coesistenre entrambi gli stack ed analizare per implementare poi.

 L'implementazione non è molto differente dall'IPv4, i protocolli di
 routing
 (IS-IS, OSPFv3, RIPv3, BGP4+) sono pressochè identici.

Peccato che forse tu lavori unicamente sulle reti e ti manchino gli
altri layer OSI... E probabilmente ti manca la visione architetturale,
quella cambia drasticamente. L'implementazione è molto differente,
soprattutto a livello architetturale complessivo - d'altronde se così
non fosse non ci sarebbe vantaggio ad adottarlo, ma questo significa
anche che è un lavoro durissimo da portare avanti. Riorganizzare delle
reti complesse è un macello che non auguro a nessuno

a parte che RIPv3 non è correttissimo come termine, se parliamo del supporto di RIP su IPv6 questo si chiama RIP-NG (Next Generation), cmq la pila deve essere vista nella sua interezza in fase di coesistenza prima e migrazione dopo, e a mio modo di vedere và fatta un'analisi specifica anche e soprattuto delle applicazioni che supportano IPv6 in quanto queste saranno le prime a sfruttare il nuovo protocollo, ed eventualmente aggiornare a versioni nuove compatibili se sarà strettamente necessario. Conseguentemente a questo si potrà parlare di riorganizzazione dell'architettura logica della rete.


 Ovviamente aumentando esponenzialmente il numero di indirizzi occorre
 una pianificazione più attenta della rete stessa.

Quello che tu risolvi con un colpo di spugna in due parole è un task
di *mesi* e budget di milioni di Euro all'interno di una grande
corporation - per non parlare delle guerre politiche tra dipartimenti
con competenze sovrapposte... Il che significa che finché non ci sarà
una necessità pressante ce ne fotteremo alla grande ;-)


Ciao

La necessità ci sarà con il passare del tempo, cominciare ad investire in IPv6 oggi è una cosa assolutamente inteligente da fare, e che diventerra necessaria e successivamente mandatoria quando gli ISP comincieranno a vendere Prefix IPv6 a i propri clienti (cosa che non tarderà ad arrivare vista la penuira di indirizzi e l'ostruzionismo dei registry a rilasciare ancora IPv4).

Inoltre la necessità di migrare le proprie infrastruttura interne a IPv6, lasciando da parte la RFC1918 (magari adottando quanto espresso finalmente nella RFC4193) è ancora lontana dal venire anche in ambito dual stack (tra l'altro ci sono state discussioni accese all'interno di IETF se includere dei global unicast prefix privati o meno nei prefissi ufficiali assegnati, vedi SLA), in quanto l'esigienza vera e propria non esiste in quest'ambito motivo per cui già si pensa a soluzioni tipo NAT-PT per fare presentare le reti definite in RFC1918 e quindi IPv4 con indirizzi IPv6, dopo che i primi ISP rilascieranno i propri unicast prefix alle utenze

Quello che mi sento di esprimenre, è la necessità di mantenere il focus su IPv6 sia personalmente che aziendalmente, anche se per il momento è ancora erroneamente definito da molti end-user come sperimentale (è NON lo è per niente, anzi !! se questo fosse vero 6Bone non avrebbe avuto senso). E' necessario in questa fase cominciare ad implementarlo per conoscerlo, costrunendo eventualmente servizi di test da mettere limitatamente in produzione.

Saluti

Marco Lombardo
Network Engineer & System Integrator

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