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X-Sender: [EMAIL PROTECTED]
Received: from 81-208-74-183.ip.fastwebnet.it [81.208.74.183] with HTTP/1.1
(POST); Tue, 18 Mar 2008 15:48:23 +0100
User-Agent: FastLabs WebMail
Content-Type: text/plain; charset="UTF-8"
Content-Transfer-Encoding: 8bit
> Google ci è arrivata....ipv6.google.com, perchè in europa pur avendo
> RIPE che ha competenze tecniche elevate e spinge da molto su ipv6
> pochissimi hanno fatto qualcosa ? ( i.e. Vaticano, ITGate, Seeweb,
> NewMediaLabs tanto per citare gli italiani... )
La giustificazione primaria che ho letto su molte mailing list è che
l'interesse primario viene a mancare in quanto non c'è abbondanza di
contenuti raggiungibili in IPv6 (basta pensare alle dimensioni della full
routing table IPv6 che arriva a malapena a 1000 sottoreti contro le 240.000
e passa di quella Ipv4) e quindi non si sono ancora poste le base, detto
terra
terra, per fare dei soldi :-)
Inoltre alcuni carrier di dimensioni decisamente grandi (Sprint per citarne
uno)
tendono a connettere qualsiasi network IPv6 al mondo con qualsiasi mezzo
(tunneling
soprattutto) col disastroso risultato di rallentare il processo di
transizione o,
ancora peggio, rendere la connettività di chi è già dentro questo
processo inservibile.
In questo totale menefreghismo, però, qualcosa inizia a muoversi,
specialmente in
USA ( oltre a http://ipv6.google.com ). Ecco un'interessante discussione
che sta
girando su NANOG in questi giorni riguardo alla transizione su IPv6
comandata a tutte
le agenzie gonvernative statunitensi entro il 30/06/2008:
http://www.merit.edu/mail.archives/nanog/msg06718.html
Scusate il leggero off-topic, ma l'argomento mi interessa particolarmente
:-)
Ciao,
--
Samer
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