> Anche perch� lo sciamano che somministra un principio
> curativo x, lo fa sulla base di una filosofia sua che
> magari potrebbe essere ancora pi� cialtrona di quella
> dell'omeopatia. Non lo fa certo perch� (contro Tiziano) �
> a conoscenza del fatto che l'erba x contiene una molecola
> chimica di metil-tri-fano-fosfato (tanto per dire).

secondo me qui c'e' troppo foucault e poca sostanza.
nell'ambito del mio lavoro di ricerca ho seguito un
seminario tenuto da un ricercatore pakistano che studiava i
rimedi tradizionali di certe tribu' pashtun al confine tra
l'afganistan e il pakistan (prima della guerra). questo
tizio si e' trasferito in una tribu' per sei mesi e ha
cercato di conquistarsi la fiducia del guaritore (che era
molto noto nella zona, veniva anche visitato da pazienti di
altre tribu'). ha cercato di capire quali sono i metodi e i
concetti a cui si uniforma questo particolare tipo di
medicina tradizionale. lo ha fatto per ovvi motivi di cassa:
questo guaritore sapeva tenere sotto controllo le crisi
epilettiche dei suoi pazienti molto ma molto meglio di come
si faccia nei nostri ospedali. voleva rubare la cura al
santone e farne un brevetto. meglio certamente un brevetto
a una universita' pakistana che non a una americana,
comunque. beh, il risultato e' che pare che i santoni
abbiano una loro scienza, che abbiano certi protocolli ben
definiti per testare nuove piante e nuovi miscugli (li
testano su animali domestici e su pazienti molto gravi, che
se muoiono non si arrabbia nessuno). hanno una vera e
propria tradizione orale, si tramandano le nozioni di
erboristica da santone anziano a giovane apprendista. hanno
dei veri e propri periodi di ricerca, in cui girano alla
ricerca di nuove piante e poi tentano di mescolarle secondo
cert precisi criteri (la loro succosita', l'odore, il
sapore, il colore, la zona in cui crescono, ecc.). si e' poi
trovato il principio attivo che fa cosi' bene ai pazienti
epilettici, ma isolato e sintetizzato pare non avere lo
stesso effetto, rende meno. evidentemente c'e' qualcosa in
piu' nella pozione. il santone non era poi tanto scemo, no
gli ha mai permesso di assistere alla preparazione dei
medicinali, ne' gli ha permesso di usare la "madre" non
diluita della pozione. altro che simboli, o meglio, si' ci
sono anche i simboli, ma queste cose funzionano con la
chimica, e i santoni lo sanno, non la chiamano chimica, non
la studiano all'universita', ma usano metodi non dissimili a
quelli "occidentali". in fondo anche i gatti mangiano certe
erbette per procurarsi il vomito quando hanno mangiato male,
non credo ci sia tanto simbolismo in questo. mi pare tutto
molto logico e biologico.

> o alternative. Cos� dissociare la omeopatia da agopuntura o
> fitopratica mi sembra sbagliato (Mauro e Tiziano dicono che
> una funziona e l'altra no... perch�?). Entrambe partono da
> una concezione filosofica della cura abbastanza simile,
> associando sintomi a principi attivi che percepiscono il corpo
> e la mente di fuori da studi fisiologici e dati quantitativi
> biochimici e si riferiscono prevalentemente al simbolismo.

insisto col dire che se si parla di medicina non si puo'
fare a meno di porsi la domanda: funziona?
la cura di bella non funziona. dobbiamo accordarci sulla
definizione di "funzionare" ma e' facile star seduti in
poltrona e discettare di kuhn e feyerabend, pero' se 1000
persone hanno un certo cancro e gli somministri il pappone
di bella e nessuna di quelle persone guarisce se non la
percentuale che sarebbe guarita comunque anche se non avesse
preso niente (doppio cieco), secondo me non c'e' kuhn che
tenga: non funziona. e mi sembra immorale discutere di
liberta' di scelta e parita' nel sistema nazionale pubblico.
i soldi sono pochi e lo stato deve fissare dei criteri
(statistici), e pagare le medicine che funzionano, non
quelle che vanno di moda. ogni volta che sento parlare di
"regime di parita'", di "liberta' di scelta" mi viene in
mente l'uso che fa di questi concetti la destra. in nome di
questi stanno ditruggendo l'istruzione pubblica. proprio
perche' c'e' un supposto diritto dell'individuo a farsi
pagare quello che piu' gli piace. e' vero che c'e' il
rischio di farsi accecare dal paradigma in cui si e'
immersi, e' vero che i medici "occidentali" non sono nelle
condizioni di mettere in discussione il loro paradigma
perche' ci sono immersi, ma intanto, nel frattempo, mentre
la gente arriva in ospedale, che dobbiamo fare? discutere di
filosofia della scienza o dargli una medicina? secondo me
discutere di filosofia della scienza e' importante, anzi
fondamentale e necessario, ma purtroppo troppo spesso
questi discorsi sono alibi per non fare un cazzo. e poi
liberta' di scelta di chi? del medico o del paziente? del
paziente, presumo, e pero' questo significa anche che il
paziente deve potersi scegliere il medico che gli pare, al
limite anche vanna marchi vale come medico perche' mi
promette che mi passa il mal di schiena se gli verso 10 mila
euro. dove lo mettiamo il limite a questa liberta'? in base
a quale criteri? io sceglierei, nuda e cruda, la statistica.

sono logorroico, scusate.
(ho letto anche io il pezzo di merlo sul ponte di messina,
repubblica ormai e' uno scarico del cesso, i peggio cani ci
scrivono di cosa e' o non e' sinistra, questo tizio poi ha
scritto di gino strada "non � un pacifista, � piuttosto una
scoria del pacifismo, � la serpe che fa la sua tana nel
pacifismo pi� ingenuo, lupo tra le colombe, volpe nel
pollaio").
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