Grazie a Simone della sintesi, che credo piuttosto rispettosa dei pareri di tutti. Se sapevo che sarei stato citato mi sarei sforzato di scrivere cose più intelligenti. :)
Tra parentesi, il giorno che venne pubblicata quella pagina, ho scritto una lettera al direttore del giornale e poi ad altre persone che ci lavorano. Forse erano scritte un po' meglio e in modo un tantino più articolato, ma le cose che dicevo erano simili a quelle che avevo buttato giù qui - e che tu impietosamente citi! :)
Ecco, la cosa interessante è stato lo spettro di reazioni. Credo sia una cosa tipica da manifesto, ma mi ha colpito che ci siano state tutte le reazioni possibili, la maggior parte delle quali mancava il punto più importante che avevo sollevato, che non era omeopatia sì o no, bensì: il manifesto se decide di parlare di questo ne dovrebbe parlare in modo più articolato, cercando di approfondire l'argomento in modo accurato e non strumentalizzando un processo già in sè discutibile.
Comunque, nel merito. Ok alle mie citazioni, ma visto che Giovanni mi ha contestato che nello sciroppo di Propoli il principio attivo c'è - e di giovanni mi fido! - toglierei il "di propoli" dalla mia citazione facendo ammenda per la mia ignoranza.
Poi, nel merito, Simone. Non sono d'accordo con le tue conclusioni e non sono d'accordo a contrapporre il fatto che sia giusto contestare la scienza (anzi: la SCIENZA, come scrive Giovanni) come paradigma infallibile all'omeopatia. Parliamo di cose diverse, non buttiamo via il bimbo con l'acqua sporca. Il metodo scientifico per quanto limitato e pieno di difetti è l'unica cosa che abbiamo, è l'unico strumento che sinora si è rivelato utile (anche perchè ha saputo correggere una buona parte dei propri errori). Detto questo, le ragioni per cui noi tutti siamo sullo stesso fronte (e nella stessa mailing list! :) ) per combattere la scienza ufficiale come dispensatrice di verità e certezze, di combattere la sua impostazione top-down, di un modello ingiusto di società, di velo per coprire interessi inconfessabili non ve le devo certo ribadire. Ma non sempre il nemico del nemico è nostro amico...
Il punto è che questo è un terreno minato, si parla di salute delle persone - un tema delicatissimo! - e di scelte di uno stato che non può permettersi - e non è giusto secondo me si permetta - di pagare tutto, farmaci e acqua fresca. Non solo: tu secondo me alla fine torni a mescolare omeopatie con medicine tradizionali, che sono cose molto molto diverse, come hanno spiegato più e meglio di me altre persone. Non dimentichiamo mai, please, che il business dell'omeopatia è particolarmente florido, quindi non è un problema di difesa di potentati economici alla Big Pharma contro poveretti. E' uno scontro fra titani, da questo punto di vista, e le vittime - come sempre in questi casi - sono altre. Stiamo attenti...
Detto questo, per essere limpidi e trasparenti, confesso anche il mio mini conflitto di interesse: mio papà fa il medico, l'oncologo per la precisione. Quindi sento in maniera molto forte la sofferenza e la difficoltà di quel lavoro, di quando quello che fai è cercare di far campare il meglio possibile per più tempo possibile persone che sono destinate a morire presto e con grandi sofferenze. E nessuna pozione di acqua calda purtroppo riesce a farlo.
Ed è anche questa una delle ragioni per cui ho scelto di non scrivere mai di medicina e di farmaci: sento una responsabilità troppo forte sulla salute delle persone e un po' non riesco a capire come uno possa andare in tv e dire: questo fa bene, prendetelo...
Scusate la divagazione.
Un abbraccio a tutt*
Luca
Simone Turchetti ha scritto:
Ciao a tutti,
dato che l''omeopazzia' ha appassionato un po' tutti in questo forum (anche me che ne so poco o nulla), ho deciso di riassumere le vostre idee e mandare il pezzo per pubblicazione su e-laser. Ho inserito solo nomi e tags (siete cosi' liberi di dire: non ero io!!! ;-) In ogni caso non e' una cosa seria seria... e soprattutto spero di aver incluso quasi tutti e quasi tutte le cose piu' interessanti dette finora.
Le conclusioni sono ovviamente mie... cioe' espressione del mio punto di vista sulla faccenda. Questo potrebbe dare un certo 'taglio' al pezzo che non riflette le idee di molti altri di voi.
Per questo direi di posticipare la pubblicazione di 24 ore, in modo tale da aggiungere amendments vari al pezzo. Suggerisco inoltre che gli amendments vengono integrati da qualcun'altro e non io (Fabio, Mauro, Andrea o altri), cosi' che si garantisce una certa neutralita.... kind of... ;-))) per parte mia accetto tutti gli amendments senza problemi gia' da ora.
Chiedo inoltre venia per il correttore all'inglese...
bax.s.
Pro o contro l’omeopatia?
*Considerazioni varie sulle medicine alternative.*
*
*
LASER ’00 World-Tour.
La recente pubblicazione da parte del Manifesto di un articolo sulla questione dell’omeopatia ha creato un vespaio di polemiche che riporto sul sito al fine di favorire ulteriori approfondimenti. Tutto nasce da un /Superquark /di qualche anno fa in cui il conduttore Piero Angela ha sparato a zero contro l’omeopatia definendola una pseudo-scienza. (leggi { HYPERLINK "http://www.ilmanifesto.it/oggi/art71.html" }_http://www.ilmanifesto.it/oggi/art71.html_; { HYPERLINK "http://www.ilmanifesto.it/oggi/art72.html" }_http://www.ilmanifesto.it/oggi/art72.html_) e il “super-divulgatore” è stato denunciato per questo dal presidente dell’associazione italiana medici omeopati. Nulla di nuovo sotto cielo, visto che i settori piú tradizionali della ricerca scientifica usano sempre definire pseudo-scienza qualsiasi novità che può intaccare equilibri consolidati, poteri ben definiti e mercati floridi.
Ma il problema dell’omeopatia va piú in generale ricondotto alla questione quale medicina e quale scienza per quale società. Il dibattito in tal senso si riaccende ciclicamente. Il 2 Febbraio 2003, Margherita De Bac del /Corriere della Sera /(‘Omeopatia sotto accusa: rifiuta i test sperimentali’) ricordava che in Canada, l’ostilità verso l’uso dell’omeopatia nasce dal fatto che l’omeopatia rifiuta tradizionali test sperimentali. D’altra parte, i sostenitori delle medicine alternative sostengono la necessità di creare protocolli clinici alternativi a quelli in uso per la medicina ‘ufficiale’. Il confronto è aperto, anche perché il problema non riguarda solo l’omeopatia, ma anche altre medicine alternative come l’agopuntura, la chiropratia e la fitoterapia. Nella mancanza di protocolli clinici, non è neanche del tutto chiaro se le medicine omeopatiche sfruttano il principio ‘placebo’ oppure hanno una azione effettiva sull’organismo.
Mentre la classe medica dibatte sulla scientificità della omeopatia, in Italia, l’omeopatia raccoglie proseliti. Sempre secondo De Bac: ‘Anziché diffidenza, è palpabile un moto di fiducia verso i rimedi che vengono da piante e e minerali. In Italia, dati Istat, circa 9 milioni di adulti e il 10% dei bambini tra 3 e 5 anni si curano con le medicine alternative, dal 1991 al 1999, i pazienti sono triplicati. Avanza l’ uso in pediatria anche a giudicare dalle ricerche epidemi ologiche condotte su un campione di medici in Piemonte, Liguria e nell’ Italia Nord Occidentale i cui risultati vengono riportati dall' ultimo numero della rivista della Smb (scuola superiore di omeopatia). Le conclusioni: ‘Esiste una richiesta molto elevata di approcci diversi da quelli convenzionali. Le barriere ideologiche, gli steccati dei preconcetti sono stati superati da chi ha bisogno di migliorare il proprio stato di salute’.
La Federazione nazionale degli ordini dei medici ha riconosciuto come atti medici di queste discipline ‘alternative’ tra cui l’agopuntura, la fitoterapia, l’ayurvedica, l’antroposioofica, l’omeopatia, l’omotossicologia, l’osteopatia e la chiropratica. Tra queste discipline, l’omopatia è la piú seguita in Italia. Su circa nove milioni di Italiani che ricorrono a farmaci non tradizionali, il 27% ne fa uso, quintuplicando la spesa procapite per prodotti omeopatici. Secondo il 70% dei pazienti omeopatici, la loro scelta deriva dall’alto grado di tossicità dei farmaci tradizionali. Il 15% delle persone che soffrono d’asma fa uso di rimedi omeopatici, anche se secondo una articolo di /Le Scienze /(2 Aprile 2003, ‘L’omeopatia non è meglio del placebo’), in questo caso specifico test sperimentali avrebbero confermato che l’omeopatia sfrutta l’effetto placebo. /Le Scienze /fa riferimento ad una ricerca condotta in in Inghilterra dalla /British Medical Association/ che ha reclutato circa 93 bambini inglesi fra i 5 e i 15 anni sofferenti d’asma e ha somministrato loro sia rimedi omeopatici che placebo. L’analisi dei risultati non ha fornito prove che l’omeopatia avesse avuto un impatto misurabile sulla qualità della vita.
Data la importanza del fenomeno, sembra eccessivo giudicare l’omeopatia (o le altre medicine alternative) una ‘cialtronata’. D’altra parte è vero che come sostiene Fabio, ‘nella medicina contemporanea, il tanto decantato approccio organicista omeopata, è preso in considerazione basta considerare tutte le controindicazioni che leggi sul retro delle medicine. Tali controindicazioni significano piú o meno: ‘guarda che questa sostanza che prendi per combattere questa cosa può interagire con altri processi del tuo corpo ed può essere anche dannosa. Non è forse una presa d’atto che il sistema corpo non sempre è facilmente separabile in processi biochimici isolati?’. Nella nostra discussione si sono intrecciati tre problemi: se l’omeopatia sia diversa da altri sistemi di cura tradizionali; se l’omeopatia deve essere finanziata pubblicamente; se l’omeopatia abbia ricevuto un giusto trattamento nella trasmissione di Angela.
*1. Omeopatia e cure tradizionali.
*Simone faceva l’esempio di altri rimedi medici non tradizionali come per esempio quelli usati da popolazioni indigene, la cui validità –non solo in termini di effetto- placebo- è stata provata quando compagnie farmaceutiche multinazionali hanno deciso di intervenire studiando i principi attivi e magari trasformando attraverso il drug design tali principi in principi farmaceutici. Secondo Luca e Yuri dal Brasile però le due cose sono diverse. Yuri osserva: ‘litigavo sull’omeopatia proprio due giorni fa, ma ho smesso subito: nella terra del candomblé e degli sciamani, dei curandeiros e della medicina spiritica a distanza kardecista, i paradigmi sono altri, e non passano per le nostre banalità quantitative tipo se nella boccetta ci sono piú o meno di una molecola di una sostanza che non sia acqua zuccherata con un po’ d’alcol’. Anche Tiziano ritiene che: ‘Gli estratti da piante officinali, provenienti da tradizioni mediche “non occidentali”, agiscono chimicamente proprio come fanno i medicinali “occidentali”. L’omeopatia non è curarsi con le erbe (che funziona e che è ampiamente accettato nella medicina occidentale), ma curarsi seguendo il principio mistico che benché la pozione che bevi non contenga piú alcuna traccia del principio attivo, le molecole d’acqua ne ricordano le proprietà’. Anche secondo Anty: ‘se poi pensi che il principio dell’omeopatia è basato sul fatto che la molecola d’acqua ha ricordo delle proprieta benefiche della sostanza con la quale è stata a contatto la cosa sembra ancora piu cialtrona’.
Inoltre Anty estende il problema anche alla fitoterapia: ‘L’omeopatia non è la stessa cosa della fitoterapia, e le pasticche omopatiche prese anche senza consiglio del famoso omeopata non ammazzano nessuno. Invece tutti i rimedi fitoterapeutici che i vari maghi con pendolini, pilette, iridi, pietre, magneti e quant altro ci appioppano sono quasi tutti rimedi fitoterapetuici come soluzioni idroalcoliche (tisane, macerati, etc..etc.). Questi farmaci a differenza di quelli omeopatici posso essere molto dannosi perché contengono concentrazioni alle volte anche molto alte del principio attivo . In tutto ciò la cosa che mi fa piú paura sono i tanti erboristi che l’università italiana sta sfornando grazie alle lauree brevi. Questi non solo non ne sanno nulla di medicina ma fanno solo qualche piccolo esametto di farmacologia, insomma sono dei potenziali serial killer che distribuiscono iperico (effetti collaterali gravissimi), passiflora (idem), bella donna e altro come se si trattasse di cioccolatini’.
Il problema dei protocolli clinici viene discusso soprattutto da Mauro: ‘L’omeopatia l’ho sempre respinta, per diversi motivi: non ha mai superato alcun trial serio, non ha un meccanismo definito di azione, l’aria da santone e profeta degli omeopati, e da apostoli dei loro adepti. Ma non si confondano queste cose con l’erboristeria (che va regolamentata e controllata) e altre forme di medicina tradizionale (agopuntura) che invece sulla pratica funzionano. Purtroppo, l’unico modo per farlo, a mio avviso, è mettere alla prova l’omeopatia sul campo, con trial seri e controllati. Non è etico, perché si sa che non funziona (come con Di Bella), ma almeno poi alla fine si mette una volta per tutte la parola fine, e nessuno potrà mai dire ne’ A ne’ B. Ma nel frattempo, devi curare con acqua fresca un po’ di persone, sapendo che la loro guarigione sarà un percorso difficile. Ovvio che poi, come con Duesberg, si deve fare in modo che l’omeopatia non diventi “moda” nel movimento, solo perché in opposizione a qualcosa di “ufficiale”. È questo d’altra parte il motivo per cui è nata l’omeopatia (molto piu’ recente di quanto si creda: si è a inizio ottocento): in opposizione a una medicina ufficiale che non sapeva curare, ma solo diagnosticare e proporre rimedi che spesso erano peggiori dei mali. Rifarsi al principio “similia cum similia” riprende un principio di saggezza popolare, e dunque si propone nello stesso modo in cui si presentò in alcuni casi lo stesso Di Bella: un medico che dava ascolto ai pazienti, laddove la sanità occidentale ha disconosciuto il rapporto medico-paziente’.
Chi invece ritiene l’omeopatia benefica è Bussola, che scrive: ‘Ho curato ascessi dentari con l'omeopatia, e pure tonsilliti e diarree. Volendo avere un approccio scettico e razionale (cosa che io no ritengo sempre necessaria visto che siamo mente e corpo), porrei però il problema in un altro modo: non mi domanderei se esiste un effetto placebo, ma se la guarigione dipenda invece dal fatto che molto probabilmente il corpo comunque innesca reazioni immunitarie in grado di governare almeno le patologie meno complesse o piú ricorrenti nel destino evolutivo dell'uomo. Il farmaco omeopatico, a differenza di quello allopatico, non interferisce /negativamente /con i meccanismi fiosiologici, e consente quindi una reazione immunitaria piú “completa”, soprattutto se si tratta di un organismo che ha allenato le sue capacità di reazione. Come sappiamo invece si prescrivono antibiotici inutilmente, a volte addirittura i medici li prescrivono in via preventiva. Cito solo gli antibiotici perché di fatto sono gli unici farmaci di uso comune e di grande utilità, ma la stessa cosa si può applicare a molti altri farmaci. Nessun medico allopatico è in grado di entrare nel merito, perché non è in grado di accollarsi la responsabilità di seguire il paziente da vicino, di vedere se è in grado o no di reagire, e di utilizzare il farmaco solo se c'è davvero necessità. Diversamente dai medici omeopatici, che avendo un approccio olistico, accompagnano il paziente nella sua malattia, verificandone via via le reazioni’.
*2. Omeopatia e finanziamento pubblico.
*Il problema secondo Luca è il finanziamento pubblico delle medicine alternative: ‘è giusto che lo stato mi finanzi il mio sciroppetto di Propoli che non contiene alcun principio attivo? È giusto che io abbia la libertà di acquistarlo, se penso mi faccia bene o comunque mi faccia sentire meglio. Ma non che lo stato me lo paghi quando non ha neppure i soldi per pagare la sanità pubblica minimale per tutti. Lo stato deve garantirmi una cura efficace, punto. Se ci pensi bene è un po’ come il discorso scuola pubblica vs. scuola privata. Ciascuno ha tutto il diritto di mandare i figli a studiare ad Harvard. Ci mancherebbe. Ma non pretendendo che sia lo stato a pagarglielo’. Dunque il problema non consiste nell’uso di sostanze omeopatiche o fitopratiche, ma quanto nel fatto se lo Stato debba finanziare l’omoepatia. La risposta di Luca e Yuri in tal senso è no. Secondo Yuri: ‘il punto è se lo stato debba farsi carico di cose che possono far male. L’omeopatia è un business new age, non è molto tradizionale e non è manco tanto alternativa, perché è stata inventata manco duecento anni fa da un tizio, occidentale, bianco e un po’ razzista, che ha copiato un po’ di cose da Galeno e un po’ dagli alchimisti’. Anche Fabio è contrario al finanziamento pubblico dell’omeopatia. Secondo Tiziano: ‘il problema nasce quando l'omeopata vuole che i suoi medicinali vengano pagati dal sistema sanitario nazionale. Allora, secondo me, devi accettare che i tuoi medicinali passino i test che passano tutti gli altri medicinali. E mi pare che i farmaci omeopatici questi test non li abbiano passati. Insomma, se tu dici che la tua pozione cura il mal di gola, e io do la tua medicina a dieci persone e a dieci altre do acqua fresca, senza che ne’ io ne’ tu sappiamo a chi ho dato cosa, e poi viene fuori che la percentuale di quelli che guariscono è uguale nei due gruppi, se ne deve ricavare che la tua medicina non serve a niente. Non è la stessa cosa con l’agopuntura, che, benché non sia chiarissimo come, funziona e infatti la mutua ne paga una parte se chiedi di farla. addirittura, almeno in provincia di Bologna, ci sono agopunturisti che hanno l’ambulatorio negli ospedali pubblici. Questo per dire che forse c’è una resistenza “accademica” alle medicine alternative, ma se queste funzionano, prima o poi passano’. Anche Bussola descrive una situazione in evoluzione: ‘Molti medici ASL qui a Milano stanno adottando farmaci omeopatici almeno per le cose piú “di tutti i giorni”. Comunque si tratta di scelte personali. Io spero di poterle continuare a fare. E spero che nessuno abbia voglia, con la scusa che nulla è provato e che sono fandonie, di vietare la vendita di granuli e pasticche. I santoni non mi piacciono, ma non mi piacciono neppure quelli che vendono la sacrosanta verità, che come al solito se ne sta nel bel mezzo’.
*3. Omeopatia e Superquarks.
*Il problema non sono però solo i principi alla base dell’omeopatia, ma anche il ruolo che la disciplina gioca nel contesto del mercato dei farmaceutici. Simone in tal senso ricordava che un certo uso dei mezzi di comunicazione di massa /a-la Angela /gioca un ruolo significativo nel contesto delle scelte dei singoli, così come di chi li governa. In tal senso la denuncia sporta contro Angela sembra piú che giustificata. Ma secondo Luca nel caso specifico, Angela dovrebbe essere scagionato: ‘È insensato che uno possa essere querelato sulla base di una opinione. Il servizio pubblico deve garantire il pluralismo, ma non inteso come: se parlo di una cosa, devo far parlare anche tutti quelli che non la pensano così nella stessa trasmissione. Semplicemente, Angela ha diritto di pensarla come crede, un po’ come
Panebianco quando scrive sul Corriere’. Giovanni non è completamente d’accordo con Luca e ribatte che ‘ciò che fa arrabbiare molti è il fatto di usare la credibilità legata alla parola SCIENZA. Insomma lo scientismo inteso come l'atteggiamento: la SCIENZA (come se poi, appunto, la comunità scientifica fosse una e indivisibile) è la VERITÀ. Il resto è cialtroneria. E in campo farmaceutico (e dell’agroalimentare, che tanto le “grandi firme” sono le stesse) di speculazione criminale sulla credulità delle persone ce n’è tanta. Almeno l’omeopatia non fa male’. Invece secondo Mauro: ‘La questione sollevata da Angela era giustissima, per quanto la “scienza di Quark” e l’aria da elitè culturale andrebbe smontata’.
*Conclusioni
*Rimango abbastanza perplesso. Soprattutto perché se si sostiene che la omeopatia è diversa dalla medicina tradizionale, l’unica differenza sembrerebbe essere sui fondamenti filosofici e non medici, dove invece –come sostiene Bussola- gli effetti medici (placebo, psicologici o fisiologici) sono ad ampio spettro e ancora abbastanza difficili da inquadrare. Anche perché lo sciamano che somministra un principio curativo x, lo fa sulla base di una filosofia sua che magari potrebbe essere ancora piú cialtrona di quella dell’omeopatia. Non lo fa certo perché (contro Tiziano) è a conoscenza del fatto che l’erba x contiene una molecola chimica di metil-tri-fano-fosfato (tanto per dire). Bisognerebbe forse rileggere certe considerazioni del filosofo francese Michel Foucault, quando sostiene che la medicina tradizionale differisce da quella moderna perché associa alle cose dei simboli. L’omeopatia, e le altre medicine alternative, a modo loro fanno ancora questo (ad esempio, la molecola d’acqua e la memoria). In tal senso si puó accusare la omeopatia di essere una disciplina tradizionale un po’ “finta”, un po’ “artificiale” e un po’ “tarocca” (magari ha ragione Yuri in questo), si puó forse dire che l’omeopatia sta alla medicina tradizionale come i Testimoni di Geova al Cattolicesimo. Si può dire con Gaber, che ‘l’omeopatia é di destra e il candomblé di sinistra’. Ma non certo di essere di un grado di “cialtroneria” diverso da quello di altre medicine tradizionali o alternative. Così dissociare la omeopatia da agopuntura o fitopratica mi sembra sbagliato (Mauro e Tiziano dicono che una funziona e l’altra no... perché?). Entrambe partono da una concezione filosofica della cura abbastanza simile, associando sintomi a principi attivi che percepiscono il corpo e la mente di fuori da studi fisiologici e dati quantitativi biochimici e si riferiscono prevalentemente al simbolismo.
In tal senso il tentativo di sparare a zero sull’omeopatia da parte di Angela va inteso nella sua valenza tutta politica (secondo me su questo ha ragione Giovanni). Si usa la scienza come arma politica per negare lo sviluppo di altri contesti la cui ‘scientificità’ potrebbe non rispondere a regole canoniche. Inoltre si spara al pesce grosso (omeopatia) per colpire anche quelli piú piccoli (le sue sorelle medicine alternative). Non sto qui a difenderli perché a me non me ne torna nulla. Non sono un supporter dell’omeopatia, semmai della libertà di opinione. Continuerò ad essere un adepto dell’Aspirina e della Coca Cola sapendo che fanno entrambe male, anzi malissimo (e non solo a me). Tuttavia mi sembra evidente che c’è stato un tentativo per fare in modo che la medicina tradizionale (piú o meno) non vada ad intaccare equilibri consolidati, come d’altra parte a giudicare dalla crescita di certe medicine alternative sta già succedendo. Per questo (personalmente) giudico l’operazione di Angela poco gradevole. Così come d’altra parte i fondi di Panebianco. D’altra parte non considero certo un caso che fanno scrivere Panebianco sul Corriere e fanno lavorare Angela in RAI. Il controllo dei mezzi di comunicazione di massa è uno dei fattori su cui si fonda la governabilità di uno stato in generale e dello stato italiano piú nello specifico (Gelli e P2 docet).
Non ho un punto di vista specifico rispetto al finanziamento pubblico. Rimango scettico sui trial medici. Vedo la questione da appassionato discepolo di Kuhn: chi sta dentro un paradigma dominante fa i trial medici in consonanza con il paradigma dominante. In tal senso mi sembra semplicemente ovvio che i protocolli non si adattino all’omeopatia. Sarebbe contrario alle regole della scienza moderna. Avete mai visto dei fisici proporre oggi dei trials sull’esistenza dell’etere o dei chimici su quella del flogisto? D’altra parte, come Mauro dice (e si contraddice), non funzionano neanche per la cura Di Bella. Che facciamo la buttiamo via? Forse ( e dico forse) sono d’accordo con Bussola. Mi sembra che lo Stato dovrebbe garantire la libertà di scegliere e mettere a disposizione diversi metodi per diversi pazienti. Garantire cioè diversità. E magari chi lo sa che in un sistema in cui medicine tradizionali e non, omeopatiche e non sono in grado di confrontarsi quasi in un regime di parità, non finiremmo tutti per diventare omeopati. In tal senso, non mi trovo molto d’accordo con Luca quando parla di garantire solo il ‘sistema piú efficace’. Efficace rispetto a chi? La diversità di opinoni che è stata espressa qui dimostra che non esiste un unico metro di valutazione per l’efficacia medica. Ma solo metodi consoni a paradigmi consolidati. Anty non darebbe un rimedio omeopatico neanche al suo gatto, Bussola ne fa invece a volte uso. Secondo me, mettere a dispozione cure diverse per pazienti diversi sarebbe forse la piú efficace delle soluzioni mediche. E inoltre passare da un sistema top-down in cui il medico decide quale cura per il paziente (senza discuterne) a un sistema di opzioni in cui il paziente é libero di scegliere quella che piú si confà alla sua personalità. Ovvio che una situazione di libertà di scelta si riferisce qui ad uno spettro di patologie ben definito. Quindi non considererei esempi estremi dagli arti rotti fino a malattie gravi di altro tipo, in cui alla libertà di scelta si sovrappone la necessità di intervento e cura immediata.
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"Italy shall repudiate war as an instrument of offence against the liberty of other peoples and as a means for settling international disputes" (Italian Constitution, art. 11) ********************************************************
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