Il 14 febbraio 2010 23.29, rino lo turco <[email protected]> ha scritto:
> pac ha scritto: in data 09/02/2010 19.40:
>>
>> Intanto grazie mille, per la risposta.
>> Una sola precisazione, le aziende spesso non sono permissive, ma
>> volenti o nolenti qualcuno che "accende" la luce può capitare e senza
>> buttarsi nella malafede
>> qualcuno che per impegni politico, religiosi o per esempio preoccupato
>> di una malattia diagnosticata fa delle ricerche in rete, si fa mandare
>> via mail dei dati sensibili insomma
>> sono tutti casi che capitano quotidianamente. così come i casi da
>> edicolante online.
>>
>
> Se ciò avviene significa che l'azienda è permissiva, se poi come dici cio
> accade quotidianamente allora non è permissivismo ma regola continua.
> Quindi in definitiva la navigazione per attività d'ufficio non puo generare
> trattamenti sensibili salvo casi particolari ma che dipendono dall'ufficio
> non certo dal dipendente.
> Se l'azienda vuole permettere la lettura del giornale in ufficio non ha che
> da comportarsi come per il fumo , predisponendo spazi appositi che nello
> specifico significa predisporre pc appositamente predisposti per l'uso
> personale secondo regole stabilite, diciamo nell'area bar?
> rino
>

Mi rendo conto che sto polemizzando senza alcun fine utile alla
discussione, ma mi permetto di dire che pensare che solo in poche
aziende (quelle permissive) i dipendenti (tutti/qualcuno/uno solo)
visitano
siti e/o inviano/ricevono mail a fini personali, mentre in quelle non
permissive questo non capita mai e nessun dipendente riesce o si
permette di vistiare siti, inviare ricevere mail a fini personali è
pura fantascienza.
Comunque è bello crederlo.
Ciao e grazie per gli aiuti
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