Roberto Scaccia ha scritto: in data 23/02/2010 14.14:
Se non ricordo male, lo stesso Garante per la privacy ha ribadito che
è impensabile che un dipendente non usi Internet o la propria posta
elettronica per fini personali sul posto di lavoro.
E' solo un'opinione. Certo pretendere l'isolamento completo quando si
lavora dalle personali abitudini potrebbe essere troppo (potrebbe) ma
non è impossibile ne inapplicabile.
Esistono miriadi di incarichi che portano a concentrarsi solo sul
lavoro che si sta facendo , pensiamo ad esempio ai piloti di aerei ,
iop non li vedo a usare internet o telefonare a casa o agli amici mentre
sono in viaggio, o agli addetti in sala operatoria ( a volte , spesso ,
ci si sta oltre le 8 ore consecutive) .
Fatto sala la disponibilità operativa è solo ed unicamente questione di
organizzazione, un'azienda ben organizzata predispone aree bar , aree
fumo e aree internet; chi non lo fa o non può per motivi legati al
lavoro o è disorganizzata ovvero di bassa qualità.
Sempre che questo
sia regolamentato da limiti orari e ovviamente usi leciti. Il garante
ha ribadito che il dipendente, vivendo gran parte della sua giornata
in ufficio, non può rinunciare ad un suo spazio privato.
opinioni espresse da un soggetto, sempre autorevole ma che poco può in
tal senso in ambito lavorativo,
Insomma se sono libero di scambiare quattro chiacchiere con il collega
o con l'amico al telefono, devo anche poter gestire la mia posta
elettronica nella mia pausa pranzo.
Appunto "se" e non sempre il se è valido o usabile.
Poi certo non mi posso lamentare
se i miei dati sensibili non sono gestiti opportunamente dall'azienda.
Per il semplice motivo che li devo gestire io!
certo , hai perfettamente ragione!
Concordo che pensare di utilizzare il PC in ufficio solo per attività
lavorative è una pia illusione.
molto ma molto falso .
Piuttosto che pretendere di gestire
l'ingestibile è meglio avvertire i dipendenti con delle opportune
comunicazioni. Il tutto supportato da un buon legale.
un buon inizio!.
rino
Roberto
Il 20 febbraio 2010 12.24, pac <[email protected]> ha scritto:
Il 14 febbraio 2010 23.29, rino lo turco <[email protected]> ha scritto:
pac ha scritto: in data 09/02/2010 19.40:
Intanto grazie mille, per la risposta.
Una sola precisazione, le aziende spesso non sono permissive, ma
volenti o nolenti qualcuno che "accende" la luce può capitare e senza
buttarsi nella malafede
qualcuno che per impegni politico, religiosi o per esempio preoccupato
di una malattia diagnosticata fa delle ricerche in rete, si fa mandare
via mail dei dati sensibili insomma
sono tutti casi che capitano quotidianamente. così come i casi da
edicolante online.
Se ciò avviene significa che l'azienda è permissiva, se poi come dici cio
accade quotidianamente allora non è permissivismo ma regola continua.
Quindi in definitiva la navigazione per attività d'ufficio non puo generare
trattamenti sensibili salvo casi particolari ma che dipendono dall'ufficio
non certo dal dipendente.
Se l'azienda vuole permettere la lettura del giornale in ufficio non ha che
da comportarsi come per il fumo , predisponendo spazi appositi che nello
specifico significa predisporre pc appositamente predisposti per l'uso
personale secondo regole stabilite, diciamo nell'area bar?
rino
Mi rendo conto che sto polemizzando senza alcun fine utile alla
discussione, ma mi permetto di dire che pensare che solo in poche
aziende (quelle permissive) i dipendenti (tutti/qualcuno/uno solo)
visitano
siti e/o inviano/ricevono mail a fini personali, mentre in quelle non
permissive questo non capita mai e nessun dipendente riesce o si
permette di vistiare siti, inviare ricevere mail a fini personali è
pura fantascienza.
Comunque è bello crederlo.
Ciao e grazie per gli aiuti
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