On 11/06/2011 06:10 PM, rino lo turco wrote:

> Un'origine della abitudine all'identificazione è legata ai pagamenti via
> assegno dove era abitudine prima prendere nota degli estremi, poi
> fotocopiare il documento.

Il giro di "assegni fasulli" è sempre stato alto. A me è successo di
subire diversi anni fa (prima della 675) il furto di un libretto di
assegni. Successivamente, qualcuno ha usato uno di quegli assegni con
una carta di identità falsa per frodare un negozio. Sono stato convocato
(non ricordo dove, credo in banca) per vedere la fotocopia del documento
di identità falso, perché anche se le generalità erano false la foto era
presumibilmente autentica. In quel caso non solo non ho riconosciuto la
foto, ma in effetti la qualità era tale che la foto era quasi
irriconoscibile, ma adesso si fanno fotocopie quasi difficili da
distinguere dall'originale. Questo per dire che in alcuni casi, la
fotocopia del documento può non essere un trattamento "eccessivo"
rispetto alle finalità, perché prendere gli estremi o controllare con il
pos non è di nessun aiuto come strumento di indagine/prova in caso di
frode, mancando la foto. Si tratta chiaramente di un contesto a rischio
particolarmente elevato, tanto che non è infrequente che esercenti
rifiutino del tutto di accettare assegni, e non se ne può fare una
regola generale.

> Per altre informazioni iniziali il regolamento TULPS art
> 288/289/290/291/292/293/294 ma anche art 17 che espressamente parla di
> esibizione e in solo caso di obbligo imposto dalla lagge per acquisti di
> particolari pateriali o servizi.
> 
> In altri termini è chi chiede l'identificazione che deve dimostrarne le
> legittime motivazioni.

Certo, ma nei riferimenti non ho trovato nessun riferimento esplicito ad
un divieto di fotocopia, me lo sono perso io?

ciao

- Claudio

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Claudio Telmon
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