On 06/13/2010 02:39 PM, Claudio Telmon wrote:
> On 06/12/2010 03:35 PM, William Maddler wrote:
> 
>> No, la "domanda salvapassword" serve proprio a questo. Ci sono un paio
>> di accortezze da prendere (ad esempio evitare date di nascita e cose
>> "ovvie") ma se implementata decentemente funziona.
> 
> La cattiva scelta delle domande/risposte da parte dell'utente non è un
> problema di implementazione, ma di uso. 

Anche.

> Le caselle PEC sono pensate per
> finire in mano ad ogni cittadino, volente o nolente, compresi quelli che
> l'informatica non la capiscono, non la sopportano e finora l'hanno
> sempre evitata. Dato che fornisce dei servizi con un certo valore
> legale, le specifiche del servizio dovrebbero garantire una protezione
> adeguata sia al valore legale che alle competenze medie del cittadino
> che la dovrà usare.

Si`, ma se raggioni cosi` allora buonanotte.
Una cosa e` rendere facile e comprensibile un servizio e l'accesso al
servizio stesso. Altra cosa e` fare cappellate nel tentativo di rendere
tutto eccessivamente semplice.

Lasciare che l'utente possa usare "123456" certo rende piu` facile per
un utente cambiare la password. Ma cosa succede dopo?

> 
> Personalmente sono poco convinto dell'efficacia di un meccanismo di
> "domanda salvapassword", particolarmente in un caso come la PEC.
> Pensando a cos'ha di interessante una casella di posta PEC per un
> attaccante, secondo me se ne dedice che gli attaccanti più probabili
> sono persone che hanno in qualche modo a che fare con il titolare, e che
> quindi hanno la più alta probabilità di conoscere la risposta alla domanda.

Ok, allora siccome e` probabile che l'assassino e` sempre il maggiordomo
lasciamo le porte di casa aperte?


> ciao
> 
> - Claudio
> 


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