Giacomo, ciao.
Mi sembra palese che la democrazia abbia seri difetti.
Poiché alla fine vincono gli indecisi cretini manipolabili / manipolati,
è non solo "finta", ma anche "controllata".
Non ti puoi scagliare contro banali(?) strumenti, e non contro le regole
di base che consentono di averne tornaconto.
Il problema è nel manico (intendo la mano che lo tiene), non nel
coltello.
Ri-ciao.
Il 2026-07-18 10:24 Giacomo Tesio via nexa ha scritto:
Proprio perché ti conosco, Davide, mi permetto questa "correzione
fraterna"
rispondendo ad una (pseudo) provocazione collettiva con una personale.
Condivido la preoccupazione per la democrazia, ma la riconosco
comebtale
e la riconduco alle sue cause, non ai suoi strumenti.
Alla base della democrazia c'è l'accettazione del demos come artefice
del proprio
presente e futuro nonostante i propri limiti.
Per questo "in una democrazia la scuola è più importante del
parlamento".
Dunque quando scrivi
"""
Come mi devo porre nei confronti di questi milioni di individui che in
questi giorni stanno dando prova della loro pochezza intellettuale e
culturale? E che decidono (letteralmente) il governo del mio paese? Non
provo empatia nei confronti di questi umani, al massimo pena e
certamente non ho fiducia nelle loro capacità decisionali. Persino una
black box di un tecnoligarca farebbe di meglio.
"""
Stai (inconsapevolmente?) criticando la democrazia stessa, che affuda
anche
a quegli individui che disprezzi il diritto (e dovere) di partecipare
alla vita
politica del nostro Paese.
Si tratta di una critica tuttaltro che originale (la ritroviamo in
Platone),
in quanto gli "aristocratici" di ogni epoca disprezzano il popolo che
desiderano controllare.
Ora ovviamente tu non sei parte dell'elité dominante.
Da cui la mia battuta sull'essere diventato un aspirante vassallino.
Allora perché riproponi queste argomentazione da aristocratico invece
di un'analisi
appena più raffinata delle informazioni di cui disponi?
Inconsapevolmente diffondi un meme [1] che supporta il consolidamento
del
tecnofeudalesimo che pure, in altri momenti combatti.
E il fatto che tu non lo ammetta a te stesso, il fatto che tu pensi
"era solo una battuta"
fa parte del meccamismo di controllo.
Cui prodest?
Di nuovo: prova a rifletterci.
Forse imizierai a comprendere meglio l'efficacia dei meccanismi di
controllo
cui sei sottoposto e a provare un po' poù di empatia nei confronti dei
milioni
di persone che non hanno memmeno un amico informatico disposto a
provare
ad aprirgli gli occhi sul proprio stato cognitivo.
"""
Vedere la tecnologia come una manifestazione della specie umana
alimenta il mito umanista e capitalista dell'uomo-ingegnere che domina
e possiede la natura. Questa visione riduce il pianeta e le altre
specie a semplici risorse da manipolare.
"""
Quando vedrò una scimmia programmare autonomamente un server SMTP,
potrò smettere
di considerare le tecnologie di cui parliamo come specifiche della
nostra specie.
"""
Non esiste un uomo "puro" PRIMA della tecnica. Siamo da sempre un
ibrido intrinseco di biologia e protesi tecnologiche.
"""
Concordo che le tecnologie disponibili in un dato momento hanno effetti
evolutivi
sia sull'uomo che sul resto della natura (incusa l'estinzione di molte
specie).
Ciò non le rende meno espressione dell'uomo.
Di nuovo però stai proponendo argomenti che supportano gli interessi di
tecnologarchi,
che non vedono l'ora di veder appioppare diritti e doveri a macchine
(virtuali o meno)
che solo loro controllano.
Infatti scrivi
"""
I confini non esistono. Separare l'artificiale dal naturale serve a
deresponsabilizzarci.
"""
La confusione non aiuta a comprendere la realtà, lasciandone il
controllo a chi la comprende.
E confondere artificiale e naturale serve SOLO a deresponnsabilizzare
chi controlla l'artificiale.
E non siamo io e te a controllarlo.
Dunque è nostro massimo interesse avere chiara in mente questa
distinzione.
L'alternativa (che inconsapevolmente stai supportando, choediti a
beneficio di chi)
è adattarsi alle tecnologie che altri controllano come se fossero
innevitabili
fenomeni naturali.
Milioni di anni di evoluzione ci spingono ad adattarci ai fenomeni
naturali.
Se confondi naturale e artificiale, finirai (dovrei usare un altro
tempo?) per accettare
le tecnologie di dominio di cui sei circondato come inevitabili.
E magari comode.
Troppo comode, per non usarle.
Di nuovo, cui prodest?
"""
Se invece cominciamo a pensare che la tecnologia è parte integrante del
nostro ecosistema, potremmo parlare di etica in un modo nuovo,
sistemico, ecologico e relazionale,
"""
L'etica, ahimé, in questo periodo storico è uno specchietto per le
allodole.
Serve solo a indorare pillole velenose.
Dobbiamo ragionare in termini politici (meglio, cibernetici).
"""
dove la responsabilità è condivisa tra umani, non-umani e macchine. Non
la responsabilità di un singolo pezzo, ma della rete tutta.
"""
Di nuovo fai confusione.
Solo gli esseri umani possono essere responsabili di qualcosa.
Anzitutto, banalmente, perché sono gli unici dotati di linguaggio e
dunque gli unico
a poter rispondere (responsum abilem) di una scelta.
Poi, meno banalmente, perché sono gli unici che abbia senso punire: non
ha senso
incarcerare l'auto che ha ucciso Elaine Herzbetg, bisognava inveve
arrestare
per omicidio il consiglio d'ammistrazione di Uber.
Perché cose e animali non dispongono di coscienza e libertà.
dimostri una piena adesione al pensiero umanista.
Sono un informatico. ;-)
Gran parte delle tecnologie di cui parliamo funziona su modelli
concettuali che
affondano le proprie radici nelle innovazioni di quel periodo.
D'altro canto, anche la rivoluzione francese sarebbe stata impensabile
senza Umanesimo e Rinascimento.
Ed è per questo che tu non ci _DEVI_ pensare.
"""
La presenza di questi miliardari è un problema gigantesco. Penso sia
difficilissimo da rimuovere. Non riesco a pensare a come progettare una
rivoluzione che li mandi alla ghigliottina.
"""
Perché non "riesci a pensare"?
Perché non devi.
Devi restare confuso e predabile.
Altrimenti coglieresti i segnali positivi (pensa a Luigi Mangione).
"""
Ma se qualcuno ci riesce ed ha un piano credibile, sarò in prima linea
al suo fianco.
"""
Non ricordo di alcuna rivoluzione pianificata a tavolino e con "un
piano credibile".
Le rivoluzioni sono come le valange: bisogna pazientemente creare le
condizioni storiche e culturali perché un sassolino irrilevante finisca
per distruggere tutto.
Giacomo
[1] https://en.wikipedia.org/wiki/Meme
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