Il giorno 19/dic/07, alle ore 12:30, Stefano Zanero ha scritto:
Chiedo scusa, ma dissento con forza. Al di fuori della cooperazione
con
le imposizioni di legge, anche questa limitata al minimo
indispensabile,
qualsiasi intrusione nella riservatezza di terzi viola (ho fatto il
primo esempio che avevo sottomano) il codice etico di ACM, e viola
(spero) la sensibilita' etica di chiunque.
Quindi un'azienda che, ad esempio, abbia il fondato sospetto che un
proprio dipendente sia infedele, che tratti con la concorrenza, non
potrebbe effettuare un'indagine in merito e quindi dovrebbe essere
esposta a questo genere di rischio? E cosa dire di un dipendente che,
ad esempio, tenti di concludere un affare con un cliente, in proprio,
senza passare per l'azienda? O ancora, che dire di un dipendente che
spedisca via mail la mailing list dei contatti dell'azienda? Tra
l'altro in questo ultimo caso si avrebbe un trattamento illecito, ma
chi ne sarebbe il responsabile?
Sono tutti casi concreti, tutti casi in cui un accesso alla posta del
dipendente potrebbe essere giustificato, a mio avviso.
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Marco Meneghello - www.meneghello.net
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