Il giorno ven, 11/11/2005 alle 20.35 +0100, PauLoX ha scritto:
> > A questo punto non posssiamo rinnegare la sua natura di Software 
> > Libero e "pubblicizzarlo" per l'utilizzo con prodotti proprietari
> solo 
> > per aumentarne al sua diffusione perchè, forse si diffonderebbe di
> più 
> > ma perderebbe molte delle libertà che distribuisce al mondo del 
> > software per il solo fatto di esistere.
> >
> > *Non è questo il caso* sia ben chiaro ...
> 
> Partendo da questo presupposto ribadisco che come avevo introdotto la 
> mia osservazione era *generale*.
> L'invito ad inserire *separatamente* la sezione sui dbms proprietari 
> rimane per le motivazioni che ho già scritto!

Scusami se mi ripeto, ma anche in senso generale, la tua asserzione è
infondata comunque. Anzi, storicamente parlando, la differenziazione tra
la licenza GNU GPL e quella LGPL è nata proprio per permettere la
maggior diffusione possibile del software libero (nello specifico
librerie) in ambito proprietario.

Così facendo si creano degli standard aperti o, nel caso in questione,
si prova a demolire degli standard de facto.

[...]

> Diversa è la situazione dell'utente:
> un utente che utilizza *OpenOffice* su un sistema operativo
> *GNU/Linux* 
> magari in accoppiata a *MySQL* ha moltissime *libertà* in più di un 
> utente che utilizza OpenOffice su di un sistema operativo Microsoft 
> Windows in accoppiata a Microsoft Sql Sever.

Dal punto di vista dell'utente questo dipende dalla licenza del software
e non dal software stesso.

Potrebbe benissimo esistere un sistema operativo in pubblico dominio o
con una licenza BSD-like che offrirebbe ancora maggiori libertà legali,
ma le funzionalità del software per l'utente non cambierebbero di una
virgola.

Qui si sta confondendo il piano delle funzionalità del software con
quello delle libertà legate alla licenza.

OOo *può* collegarsi a MS SQL Server, senza nessun vincolo di licenza, e
questa è una funzionalità che non deve essere messa in un "ghetto" a
parte solo perché quel db è proprietario.

Poi, come dicevo già a Filippo, è utile dimostrare che si può fare lo
stesso lavoro con un db libero, sempre che sia effettivamente possibile,
perché non è sempre detto, dal punto di vista delle funzionalità.

Tenere un atteggiamento che punta unicamente sulle libertà secondo me è
decisamente controproducente, perché si andrebbero a confendere altri
due piani altrettanto importanti per l'utente e cioè quello della
produttività con quello dell'utilizzo legale di un software.

Quindi, sempre IMHO, prima si deve dimostrare all'utente di poter
garantire la produttività del software (anche con riferimento ad altro
software proprietario che si può utilizzare in congiunzione) e poi
fargli capire che può mantenerla grazie alla licenza libera.

Dire che GNU/Linux e MySQL sono più liberi di MS Windows e MS SQL server
può non voler dire un piffero per un dato soggetto o persino non essere
vero se l'utente non è in grado (libero) di ottenere ciò che si
prefiggeva con l'utilizzo di un dato software libero.

Perciò prima è sempre bene spiegare le funzionalità (tutte, senza
discriminazioni!) e poi parlare delle libertà che ci consentono di
perpetuarle.

Saluti,

Gianluca
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