Io ho lavorato in diversi posti e un po' in tutti ho provato a "sondare" il 
terreno per capire quali fossero i problemi nel fare smart working. I pattern 
che ho incontrato sono i seguenti: 

 * Capi "vecchiotti" (ma anche più giovani) ancorati al concetto "sono in 
ufficio = lavoro, non sono in ufficio = cazzeggio". Il fatto di lavorare da 
remoto e quindi per obiettivi anziché a tempo, avrebbe implicato mettere in 
risalto anche la loro stessa inefficienza.
 

 * Problemi burocratici mai realmente specificati: INAIL, complessità 
normativa, ecc... Più che reali motivazioni mi sono sempre sembrate 1) scuse 
per non farlo ("è colpa dell'Italia che rende tutto complicato, governo ladro") 
, 2) dimostrazione di incompetenza in materia da parte di HR / consulenti del 
lavoro ("non ho mai gestito prima una cosa di questo tipo, non ho idea di come 
si faccia e non ho voglia di imparare, ci mancava anche questa").
 

 * Il lavorare per obiettivi è sulla bocca di tutti, ma poi nessuno realmente 
lo fa. Anche nelle "giovani e dinamiche leader dell'IT consulting dove mica si 
guarda l'orologio" in realtà si lavora fondamentalmente a orario fisso (la 
flessibilità è vista solo come l'uscire tardi la sera, oltre all'orario 
predefinito, possibilmente gratis). In sostanza "siamo flessibili perché puoi 
uscire tardi quando vuoi, ma se ti assenti un'ora devi avvisare prima 
compilando l'apposito modulo XY" (vedi problemi burocratici).

 

 * Il remote working implica maggiore responsabilità, autonomia e capacità di 
comunicare efficacemente con gli altri. Molte persone non hanno queste capacità 
(vuoi perché junior, come diceva Frank, e quindi necessitano di supervisione, 
vuoi perché veri e propri incapaci). Per poter fare remote working bisognerebbe 
quindi mettere a nudo questa differenza, facendolo fare solo a chi è in grado, 
ma questo implicherebbe differenziare quello in gamba da quello incapace, 
rendendolo palese di fronte a tutti, un concetto che in Italia non è ben visto 
(il sistema premiante, se c'è, funziona sempre di nascosto e ad personam, onde 
non turbare gli equilibri del fantozziano ufficio, appiattendo tutti verso il 
basso). 

 

 * La paura dei limiti tecnologici. C'è tutta una  pletora di persone che 
ritiene che parlarsi di persona sia più efficiente che farlo con uno strumento 
di comunicazione. Questo perché hanno sempre usato mezzi e infrastrutture 
scadenti o perché incapaci di usarle ("pronto? mi senti? non va il microfono... 
forse il sistemista l'ha staccato... Boh, dai, lasciamo stare, faccio 100Km e 
vengo lì che facciamo prima"). 
 

 * Fanatici del contatto umano h24 anche quando non serve (tipicamente 
commerciali che hanno anche funzioni di management). Della serie "se ti stringo 
la mano e ti do delle pacche sulle spalle facendoti qualche battuta di 
circostanza mentre beviamo un caffè, sarai motivato a lavorare anche oggi".
 

 * Il fatto di lavorare per clienti (magari in body rental) dove ci sono i 
problemi di cui sopra, e doversi quindi adeguare al loro standard anziché a 
quello del proprio datore di lavoro (che magari sarebbe anche propenso allo 
smart working)
 

 

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