Io ho la possibilita' di lavorare remoto dal 2016, in Italia e' sempre
stata un eccezione, la maggior parte delle aziende per cui ho lavorato
grandi/medie/piccole non sono mai state capaci di tracciare
obiettivi/partecipazione/risultati in maniera efficiente, quindi l'unica
parvenza di controllo era quella di averti in ufficio alla scrivania, che
fa molto industria 1800...

Qui in Workday c'e' una policy per il lavoro da casa tutta a carico del
manager del team, puoi lavorare da casa 100% del tempo o solo quando ti
serve, puoi lavorare da altre nazioni a patto che il reparto HR approvi la
richiesta, diciamo che quando le dimensioni aumentano, avendo team
distribuiti in diverse time zone il concetto di "lavoro da remoto" cambia,
perche' praticamente e' sempre da remoto anche quando sei in ufficio e
lavorando da casa oggettivamente non cambia nulla a quel punto.

La differenza grossa va sulla parte di team bonding secondo me, quando
lavori remoto full time e parte del team si vede tutti i giorni in ufficio,
diventi un membro astratto del team e ti perdi tutte le conversazioni che
non avvengono in chat/video, questo a lungo andare si riflette su
produttivita' e incisivita' nelle scelte a mio parere.

On Thu, 23 May 2019 at 07:59, Daniela Ruggeri [email protected]
[it-torino-java-jug] <[email protected]> wrote:

>
>
> Riguardo allo strumento di collaborazione, ho un amico che ha sviluppato
> un prodotto per la condivisione della conoscenza e affiancamento
> professionale per i dipendenti di un'azienda.
> Ha dei clienti delle risorse umane molte interessati al prodotto.
> Potreste darmi un feedback, c'è la possibilità di provarlo
>
> http://www.itcoach.it/
>
> Ciao :-)
> Daniela
>
> Key GPG ID: AA2DA887 --
> Il miglior modo per predire il futuro è inventarlo
> Alan Key <https://it.wikiquote.org/wiki/Alan_Kay>
>
>
> Il giovedì 23 maggio 2019, 00:07:06 CEST, Carlo Bottiglieri
> [email protected] [it-torino-java-jug] <
> [email protected]> ha scritto:
>
>
>
>
> Eccomi, scusate il ritardo, pensavo di riuscire a rispondere dal treno
> ieri, ma avevo fatto over-commitment.
>
> La mia opinione sul lavoro remoto in generale è la seguente:
> Una società attrezzata e abituata, con le persone e le pratiche giuste,
> puo' permettersi persone remote anche al 100% e lavorare benissimo.
>
> Anche cosi' pero' la creatività e l'efficacia di team sono leggermente
> sub-ottimali : ad esempio, è stata menzionata la tendenza del remotista a
> prima esaurire le piste da solo e in fine chiedere; è verissimo e io
> personalmente lo adoro perché mi piace imparare da solo, ma ho dovuto
> riconoscere che non é sempre l'approccio piu' produttivo, se hai di fronte
> persone brave che sanno spiegare.
> Io trovo che un team dove chiunque chiede e offre aiuto costantemente, con
> creazione di binomi al volo per risolvere un problema, sia molto
> produttivo, ma soprattutto tende a una buona distribuzione del rispetto
> reciproco con poco sforzo; questo aiuta ad aumentare la fiducia e permette
> discussioni costruttive, una rarità.
>
> Inoltre non ho ancora trovato uno strumento di collaborazione remota pari
> a due persone e una lavagna (e includo anche un paio di surface-hub da
> 50'', che dovrebbero esserne il perfetto equivalente).
>
> Quindi la mia preferenza è creare un ambiente di lavoro bello e comodo,
> con tantissimi whiteboards, di facile accesso, con ottimi ingegneri che non
> vivano troppo lontano.
> A team stabile, con la giusta infrastruttura e abitudini, non ho nulla
> contro pescare un eccellente sviluppatore che vive lontano e averlo da
> remoto se non riesco a convincerlo a trasferirsi.
>
> Ho letto le altre opinioni e vorrei specificare che non sto parlando di
> relazioni cliente-fornitore, parlo della mia preferenza nel contesto di
> team R&D dentro una società che fa software come prodotto finito o per sè
> stessa, con i suoi dipendenti. Mi sembra ridicolo imporre la presenza
> fisica nel contesto di consulenze con dinamiche di team irrilevanti e in
> cui la contribuzione del singolo è la chiave del risultato.
>
> Nel caso specifico del mio nuovo lavoro c'è quasi tutto da costruire, a
> partire dai team, e sarà un'organizzazione in cui ogni team include tutti i
> ruoli, dal business agli sviluppatori, tutti allo stesso livello, a doppia
> guida, tecnica e stakeholder finale. All'inizio ci sarà troppo da perdere a
> non avere team fisici.
>
>
> On Wed, May 22, 2019 at 9:58 PM Alberto Lagna [email protected]
> [it-torino-java-jug] <[email protected]> wrote:
>
>
>
> Mah, io negli ultimi tre anni ho lavorato prima per un'azienda di Roma e
> poi per una di Pavia, tre giorni on site e due giorni offsite.
> Poichè erano grandi aziende, comunque quando dovevo parlare con una
> persona lo facevo sovente via chat o al telefono, anche se ero in ufficio..
> Poichè molti lavoravano nella mia modalità capitava sovente di fare
> riunioni con il 50% delle persone via skype...
> Mi sono sempre trovato bene con le persone che come me facevano smart
> working, perchè, come si diceva, il lavoro remoto deve essere un po' nelle
> corde delle persone. Se in una call parli piano, mostri dei disegni alle
> persone che sono vicino a te, ovviamente non faciliti la comunicazione
> remota....
> Diciamo che forse proprio solo nelle call con persone non abituate al
> lavoro remoto ho fatto fatica.
> Noi eravamo avantaggiati perchè tutti nello stesso fuso orario, ma diciamo
> che comunque c'erano delle fasce di compresenza e anche se non fisicamente
> in ufficio, non mi è quasi mai capitato di non raggiungere un collega
> perchè era ai caraibi e lavorava in un fuso orario completamente diverso
> dal mio.
>
> (my eu cent)
> ciao e grazie
> Alberto
>
> Alberto Lagna - Software Architect
> cell. +39 333 3138664 - skype alagna
> email: [email protected]
> pec: [email protected]
>
>
> 
>

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