Non ho abbastanza esperienza per confrontare l'efficaca di un team da remoto con uno co-locato.
Ho però constatato che in un team co-locato le interruzioni sono la norma, il che porta a continuo context switching, a un calo dell'efficaca e a quella fastidiosa sensazione a fine giornata di non sapere su cosa hai lavorato. Da remoto invece lavoro per obiettivi, da solo o con un collega. Le interruzioni sono asincrone, quindi mantenere la concentrazione è più facile. Raramente a fine giornata non ho fatto quello che mi ero programmato di fare. Come detto, avere una parte del team da remoto o "2 gg alla settimana da remoto" è la cosa peggiore che si può fare/avere: come hai accennato, per lavorare da remoto bisogna imparare a comunicare in modo diverso, e avere "alcuni colleghi qui, altri là" ti costringe a un continuo saltellare fra queste modalità, creando più problema che altro. federico Matteo Vaccari [email protected] [it-torino-java-jug] ha scritto il 12/06/19 alle 11:25: > > > Beh tutto vero, ma resta il fatto che per un team, lavorare in presenza > nella stessa stanza è parecchio più efficace che in remoto. Più > efficace== riesci a fare di più e meglio in meno tempo. Tanto che in XP > e Scrum fa parte della definizione del processo lavorare tutti nello > stesso spazio fisico. > > Poi se non si può si adottano contromisure per rendere la comunicazione > remota un po’ meno inefficace di quella in presenza. Dove lavoro io > abbiamo una parte del team che lavora da remoto, e una parte importante > del processo è fare una inception tutti in loco con il cliente per 2-3 > settimane. Questo ti permette di costruire rapporti personali con le > persone, in modo che poi quando sei in remoto ti capisci meglio. Poi > facciamo periodi a rotazione in cui un remoto va dal cliente o viceversa > (sono appena tornato da una settimana in India) > > Il nostro contesto è (1) sviluppo custom, siamo una azienda di servizi > non di prodotto, e (2) lavoro in team; in tanti posti il lavoro non è > veramente in team, ci sono solo individui che fanno la loro parte > coordinati da qualcuno. In questo contesto la presenza in team room è > cruciale IMO > > Il giorno gio 23 mag 2019 alle 10:24 Marco Bartolini [email protected] > <mailto:[email protected]> [it-torino-java-jug] > <[email protected] > <mailto:[email protected]>> ha scritto: > > __ > > Io ho la possibilita' di lavorare remoto dal 2016, in Italia e' > sempre stata un eccezione, la maggior parte delle aziende per cui ho > lavorato grandi/medie/piccole non sono mai state capaci di tracciare > obiettivi/partecipazione/risultati in maniera efficiente, quindi > l'unica parvenza di controllo era quella di averti in ufficio alla > scrivania, che fa molto industria 1800... > > Qui in Workday c'e' una policy per il lavoro da casa tutta a carico > del manager del team, puoi lavorare da casa 100% del tempo o solo > quando ti serve, puoi lavorare da altre nazioni a patto che il > reparto HR approvi la richiesta, diciamo che quando le dimensioni > aumentano, avendo team distribuiti in diverse time zone il concetto > di "lavoro da remoto" cambia, perche' praticamente e' sempre da > remoto anche quando sei in ufficio e lavorando da casa > oggettivamente non cambia nulla a quel punto. > > La differenza grossa va sulla parte di team bonding secondo me, > quando lavori remoto full time e parte del team si vede tutti i > giorni in ufficio, diventi un membro astratto del team e ti perdi > tutte le conversazioni che non avvengono in chat/video, questo a > lungo andare si riflette su produttivita' e incisivita' nelle scelte > a mio parere. > > > On Thu, 23 May 2019 at 07:59, Daniela Ruggeri [email protected] > <mailto:[email protected]> [it-torino-java-jug] > <[email protected] > <mailto:[email protected]>> wrote: > > __ > > Riguardo allo strumento di collaborazione, ho un amico che ha > sviluppato un prodotto per la condivisione della conoscenza e > affiancamento professionale per i dipendenti di un'azienda.. > Ha dei clienti delle risorse umane molte interessati al prodotto. > Potreste darmi un feedback, c'è la possibilità di provarlo > > http://www.itcoach.it/ > > Ciao :-) > Daniela > > Key GPG ID: AA2DA887 -- > Il miglior modo per predire il futuro è inventarlo > Alan Key <https://it.wikiquote.org/wiki/Alan_Kay> > > > Il giovedì 23 maggio 2019, 00:07:06 CEST, Carlo Bottiglieri > [email protected] <mailto:[email protected]> > [it-torino-java-jug] <[email protected] > <mailto:[email protected]>> ha scritto: > > > Eccomi, scusate il ritardo, pensavo di riuscire a rispondere dal > treno ieri, ma avevo fatto over-commitment. > > La mia opinione sul lavoro remoto in generale è la seguente: > Una società attrezzata e abituata, con le persone e le pratiche > giuste, puo' permettersi persone remote anche al 100% e lavorare > benissimo. > > Anche cosi' pero' la creatività e l'efficacia di team sono > leggermente sub-ottimali : ad esempio, è stata menzionata la > tendenza del remotista a prima esaurire le piste da solo e in > fine chiedere; è verissimo e io personalmente lo adoro perché mi > piace imparare da solo, ma ho dovuto riconoscere che non é > sempre l'approccio piu' produttivo, se hai di fronte persone > brave che sanno spiegare. > Io trovo che un team dove chiunque chiede e offre aiuto > costantemente, con creazione di binomi al volo per risolvere un > problema, sia molto produttivo, ma soprattutto tende a una buona > distribuzione del rispetto reciproco con poco sforzo; questo > aiuta ad aumentare la fiducia e permette discussioni > costruttive, una rarità. > > Inoltre non ho ancora trovato uno strumento di collaborazione > remota pari a due persone e una lavagna (e includo anche un paio > di surface-hub da 50'', che dovrebbero esserne il perfetto > equivalente). > > Quindi la mia preferenza è creare un ambiente di lavoro bello e > comodo, con tantissimi whiteboards, di facile accesso, con > ottimi ingegneri che non vivano troppo lontano. > A team stabile, con la giusta infrastruttura e abitudini, non ho > nulla contro pescare un eccellente sviluppatore che vive lontano > e averlo da remoto se non riesco a convincerlo a trasferirsi. > > Ho letto le altre opinioni e vorrei specificare che non sto > parlando di relazioni cliente-fornitore, parlo della mia > preferenza nel contesto di team R&D dentro una società che fa > software come prodotto finito o per sè stessa, con i suoi > dipendenti. Mi sembra ridicolo imporre la presenza fisica nel > contesto di consulenze con dinamiche di team irrilevanti e in > cui la contribuzione del singolo è la chiave del risultato. > > Nel caso specifico del mio nuovo lavoro c'è quasi tutto da > costruire, a partire dai team, e sarà un'organizzazione in cui > ogni team include tutti i ruoli, dal business agli sviluppatori, > tutti allo stesso livello, a doppia guida, tecnica e stakeholder > finale. All'inizio ci sarà troppo da perdere a non avere team > fisici. > > > On Wed, May 22, 2019 at 9:58 PM Alberto Lagna > [email protected] <mailto:[email protected]> > [it-torino-java-jug] <[email protected] > <mailto:[email protected]>> wrote: > > __ > > Mah, io negli ultimi tre anni ho lavorato prima per > un'azienda di Roma e poi per una di Pavia, tre giorni on > site e due giorni offsite. > Poichè erano grandi aziende, comunque quando dovevo parlare > con una persona lo facevo sovente via chat o al telefono, > anche se ero in ufficio. Poichè molti lavoravano nella mia > modalità capitava sovente di fare riunioni con il 50% delle > persone via skype... > Mi sono sempre trovato bene con le persone che come me > facevano smart working, perchè, come si diceva, il lavoro > remoto deve essere un po' nelle corde delle persone. Se in > una call parli piano, mostri dei disegni alle persone che > sono vicino a te, ovviamente non faciliti la comunicazione > remota.... > Diciamo che forse proprio solo nelle call con persone non > abituate al lavoro remoto ho fatto fatica. > Noi eravamo avantaggiati perchè tutti nello stesso fuso > orario, ma diciamo che comunque c'erano delle fasce di > compresenza e anche se non fisicamente in ufficio, non mi è > quasi mai capitato di non raggiungere un collega perchè era > ai caraibi e lavorava in un fuso orario completamente > diverso dal mio. > > (my eu cent) > ciao e grazie > Alberto > > Alberto Lagna - Software Architect > cell. +39 333 3138664- skype alagna > email: [email protected] > <mailto:[email protected]> > pec: [email protected] > <mailto:[email protected]> > > > > >
