Eccomi, scusate il ritardo, pensavo di riuscire a rispondere dal treno ieri, ma avevo fatto over-commitment.
La mia opinione sul lavoro remoto in generale è la seguente: Una società attrezzata e abituata, con le persone e le pratiche giuste, puo' permettersi persone remote anche al 100% e lavorare benissimo. Anche cosi' pero' la creatività e l'efficacia di team sono leggermente sub-ottimali : ad esempio, è stata menzionata la tendenza del remotista a prima esaurire le piste da solo e in fine chiedere; è verissimo e io personalmente lo adoro perché mi piace imparare da solo, ma ho dovuto riconoscere che non é sempre l'approccio piu' produttivo, se hai di fronte persone brave che sanno spiegare. Io trovo che un team dove chiunque chiede e offre aiuto costantemente, con creazione di binomi al volo per risolvere un problema, sia molto produttivo, ma soprattutto tende a una buona distribuzione del rispetto reciproco con poco sforzo; questo aiuta ad aumentare la fiducia e permette discussioni costruttive, una rarità. Inoltre non ho ancora trovato uno strumento di collaborazione remota pari a due persone e una lavagna (e includo anche un paio di surface-hub da 50'', che dovrebbero esserne il perfetto equivalente). Quindi la mia preferenza è creare un ambiente di lavoro bello e comodo, con tantissimi whiteboards, di facile accesso, con ottimi ingegneri che non vivano troppo lontano. A team stabile, con la giusta infrastruttura e abitudini, non ho nulla contro pescare un eccellente sviluppatore che vive lontano e averlo da remoto se non riesco a convincerlo a trasferirsi. Ho letto le altre opinioni e vorrei specificare che non sto parlando di relazioni cliente-fornitore, parlo della mia preferenza nel contesto di team R&D dentro una società che fa software come prodotto finito o per sè stessa, con i suoi dipendenti. Mi sembra ridicolo imporre la presenza fisica nel contesto di consulenze con dinamiche di team irrilevanti e in cui la contribuzione del singolo è la chiave del risultato. Nel caso specifico del mio nuovo lavoro c'è quasi tutto da costruire, a partire dai team, e sarà un'organizzazione in cui ogni team include tutti i ruoli, dal business agli sviluppatori, tutti allo stesso livello, a doppia guida, tecnica e stakeholder finale. All'inizio ci sarà troppo da perdere a non avere team fisici. On Wed, May 22, 2019 at 9:58 PM Alberto Lagna [email protected] [it-torino-java-jug] <[email protected]> wrote: > > > Mah, io negli ultimi tre anni ho lavorato prima per un'azienda di Roma e > poi per una di Pavia, tre giorni on site e due giorni offsite. > Poichè erano grandi aziende, comunque quando dovevo parlare con una > persona lo facevo sovente via chat o al telefono, anche se ero in ufficio.. > Poichè molti lavoravano nella mia modalità capitava sovente di fare > riunioni con il 50% delle persone via skype.. > Mi sono sempre trovato bene con le persone che come me facevano smart > working, perchè, come si diceva, il lavoro remoto deve essere un po' nelle > corde delle persone. Se in una call parli piano, mostri dei disegni alle > persone che sono vicino a te, ovviamente non faciliti la comunicazione > remota.... > Diciamo che forse proprio solo nelle call con persone non abituate al > lavoro remoto ho fatto fatica. > Noi eravamo avantaggiati perchè tutti nello stesso fuso orario, ma diciamo > che comunque c'erano delle fasce di compresenza e anche se non fisicamente > in ufficio, non mi è quasi mai capitato di non raggiungere un collega > perchè era ai caraibi e lavorava in un fuso orario completamente diverso > dal mio. > > (my eu cent) > ciao e grazie > Alberto > > Alberto Lagna - Software Architect > cell. +39 333 3138664 - skype alagna > email: [email protected] > pec: [email protected] > > > >
