Aggiungo che ho letto da poco la regola di dhh di mantenere il rumore
d'ufficio a livello di una biblioteca. Mi sembra un'ottima idea ma non l'ho
mai vista in pratica.

On Thu, 13 Jun 2019, 14:26 Uberto Barbini, <[email protected]> wrote:

> A volte però il pairing è anche cazzeggio e goldplating...
> Sicuramente in fase di inception non c'è di meglio che essere faccia a
> faccia.
> Poi però trovo che lavorare in remoto (che di per sé non mi piace)
> incoraggi la gente ad essere più focalizzata e disciplinata...
> Invece che il ba o il dev che ha una vaga domanda in testa e ti interrompe
> per un ora, se scrivono una email con il problema ben delineato e sanno che
> dovranno aspettare qualche ora per la risposta di perde molto meno tempo
> tutti. Sarà anche che agli inglesi piace parlare all' infinito...
>
> Impressione mia del tutto unscientific.
>
>
> Uberto
>
> On Thu, 13 Jun 2019, 01:29 Matteo Vaccari [email protected]
> [it-torino-java-jug], <[email protected]> wrote:
>
>>
>>
>> Hai ragione, le interruzioni possono essere un problema; d’altra parte è
>> meglio essere interrotti da un collega che ha bisogno di un informazione e
>> sbloccarlo, piuttosto che incoraggiare la gente a fare da soli il più
>> possibile. Io mi sono rassegnato a pensare che il mio lavoro consiste
>> principalmente nel farmi interrompere :)
>>
>> Lavorando in pair programming, però, noto che il danno prodotto da una
>> interruzione a quello che stiamo facendo è minore, perché il contesto di
>> quello che stiamo facendo non è solo in una testa ma in due. O anche perché
>> il treno dei miei pensieri è più breve. Questo per me è un esempio di come
>> le varie pratiche di xp si supportino l’un l’altra: team room e pair
>> programming.
>>
>> Le interruzioni da parte di persone esterne al team sono un altro
>> discorso, quelle vanno limitate e incanalate in momenti appositi e
>> programmati.
>>
>> Il giorno mer 12 giu 2019 alle 12:19 Federico Fissore [email protected]
>> [it-torino-java-jug] <[email protected]> ha scritto:
>>
>>>
>>>
>>> Non ho abbastanza esperienza per confrontare l'efficaca di un team da
>>> remoto con uno co-locato.
>>>
>>> Ho però constatato che in un team co-locato le interruzioni sono la
>>> norma, il che porta a continuo context switching, a un calo
>>> dell'efficaca e a quella fastidiosa sensazione a fine giornata di non
>>> sapere su cosa hai lavorato.
>>> Da remoto invece lavoro per obiettivi, da solo o con un collega. Le
>>> interruzioni sono asincrone, quindi mantenere la concentrazione è più
>>> facile. Raramente a fine giornata non ho fatto quello che mi ero
>>> programmato di fare.
>>>
>>> Come detto, avere una parte del team da remoto o "2 gg alla settimana da
>>> remoto" è la cosa peggiore che si può fare/avere: come hai accennato,
>>> per lavorare da remoto bisogna imparare a comunicare in modo diverso, e
>>> avere "alcuni colleghi qui, altri là" ti costringe a un continuo
>>> saltellare fra queste modalità, creando più problema che altro.
>>>
>>> federico
>>>
>>> Matteo Vaccari [email protected] [it-torino-java-jug] ha scritto
>>> il 12/06/19 alle 11:25:
>>> >
>>> >
>>> > Beh tutto vero, ma resta il fatto che per un team, lavorare in
>>> presenza
>>> > nella stessa stanza è parecchio più efficace che in remoto. Più
>>> > efficace== riesci a fare di più e meglio in meno tempo. Tanto che in
>>> XP
>>> > e Scrum fa parte della definizione del processo lavorare tutti nello
>>> > stesso spazio fisico.
>>> >
>>> > Poi se non si può si adottano contromisure per rendere la
>>> comunicazione
>>> > remota un po’ meno inefficace di quella in presenza. Dove lavoro io
>>> > abbiamo una parte del team che lavora da remoto, e una parte
>>> importante
>>> > del processo è fare una inception tutti in loco con il cliente per 2-3
>>> > settimane. Questo ti permette di costruire rapporti personali con le
>>> > persone, in modo che poi quando sei in remoto ti capisci meglio. Poi
>>> > facciamo periodi a rotazione in cui un remoto va dal cliente o
>>> viceversa
>>> > (sono appena tornato da una settimana in India)
>>> >
>>> > Il nostro contesto è (1) sviluppo custom, siamo una azienda di servizi
>>> > non di prodotto, e (2) lavoro in team; in tanti posti il lavoro non è
>>> > veramente in team, ci sono solo individui che fanno la loro parte
>>> > coordinati da qualcuno. In questo contesto la presenza in team room è
>>> > cruciale IMO
>>> >
>>> > Il giorno gio 23 mag 2019 alle 10:24 Marco Bartolini
>>> [email protected]
>>> > <mailto:[email protected]> [it-torino-java-jug]
>>> > <[email protected]
>>> > <mailto:[email protected]>> ha scritto:
>>> >
>>> > __
>>> >
>>> > Io ho la possibilita' di lavorare remoto dal 2016, in Italia e'
>>> > sempre stata un eccezione, la maggior parte delle aziende per cui ho
>>> > lavorato grandi/medie/piccole non sono mai state capaci di tracciare
>>> > obiettivi/partecipazione/risultati in maniera efficiente, quindi
>>> > l'unica parvenza di controllo era quella di averti in ufficio alla
>>> > scrivania, che fa molto industria 1800...
>>> >
>>> > Qui in Workday c'e' una policy per il lavoro da casa tutta a carico
>>> > del manager del team, puoi lavorare da casa 100% del tempo o solo
>>> > quando ti serve, puoi lavorare da altre nazioni a patto che il
>>> > reparto HR approvi la richiesta, diciamo che quando le dimensioni
>>> > aumentano, avendo team distribuiti in diverse time zone il concetto
>>> > di "lavoro da remoto" cambia, perche' praticamente e' sempre da
>>> > remoto anche quando sei in ufficio e lavorando da casa
>>> > oggettivamente non cambia nulla a quel punto.
>>> >
>>> > La differenza grossa va sulla parte di team bonding secondo me,
>>> > quando lavori remoto full time e parte del team si vede tutti i
>>> > giorni in ufficio, diventi un membro astratto del team e ti perdi
>>> > tutte le conversazioni che non avvengono in chat/video, questo a
>>> > lungo andare si riflette su produttivita' e incisivita' nelle scelte
>>> > a mio parere.
>>> >
>>> >
>>> > On Thu, 23 May 2019 at 07:59, Daniela Ruggeri [email protected]
>>> > <mailto:[email protected]> [it-torino-java-jug]
>>> > <[email protected]
>>> > <mailto:[email protected]>> wrote:
>>> >
>>> > __
>>> >
>>> > Riguardo allo strumento di collaborazione, ho un amico che ha
>>> > sviluppato un prodotto per la condivisione della conoscenza e
>>> > affiancamento professionale per i dipendenti di un'azienda....
>>> > Ha dei clienti delle risorse umane molte interessati al prodotto.
>>> > Potreste darmi un feedback, c'è la possibilità di provarlo
>>> >
>>> > http://www.itcoach.it/
>>> >
>>> > Ciao :-)
>>> > Daniela
>>> >
>>> > Key GPG ID: AA2DA887 --
>>> > Il miglior modo per predire il futuro è inventarlo
>>> > Alan Key <https://it.wikiquote.org/wiki/Alan_Kay>
>>> >
>>> >
>>> > Il giovedì 23 maggio 2019, 00:07:06 CEST, Carlo Bottiglieri
>>> > [email protected] <mailto:[email protected]>
>>> > [it-torino-java-jug] <[email protected]
>>> > <mailto:[email protected]>> ha scritto:
>>>
>>>
>>> >
>>> >
>>> > Eccomi, scusate il ritardo, pensavo di riuscire a rispondere dal
>>> > treno ieri, ma avevo fatto over-commitment.
>>> >
>>> > La mia opinione sul lavoro remoto in generale è la seguente:
>>> > Una società attrezzata e abituata, con le persone e le pratiche
>>> > giuste, puo' permettersi persone remote anche al 100% e lavorare
>>> > benissimo.
>>> >
>>> > Anche cosi' pero' la creatività e l'efficacia di team sono
>>> > leggermente sub-ottimali : ad esempio, è stata menzionata la
>>> > tendenza del remotista a prima esaurire le piste da solo e in
>>> > fine chiedere; è verissimo e io personalmente lo adoro perché mi
>>> > piace imparare da solo, ma ho dovuto riconoscere che non é
>>> > sempre l'approccio piu' produttivo, se hai di fronte persone
>>> > brave che sanno spiegare.
>>> > Io trovo che un team dove chiunque chiede e offre aiuto
>>> > costantemente, con creazione di binomi al volo per risolvere un
>>> > problema, sia molto produttivo, ma soprattutto tende a una buona
>>> > distribuzione del rispetto reciproco con poco sforzo; questo
>>> > aiuta ad aumentare la fiducia e permette discussioni
>>> > costruttive, una rarità.
>>> >
>>> > Inoltre non ho ancora trovato uno strumento di collaborazione
>>> > remota pari a due persone e una lavagna (e includo anche un paio
>>> > di surface-hub da 50'', che dovrebbero esserne il perfetto
>>> > equivalente).
>>> >
>>> > Quindi la mia preferenza è creare un ambiente di lavoro bello e
>>> > comodo, con tantissimi whiteboards, di facile accesso, con
>>> > ottimi ingegneri che non vivano troppo lontano.
>>> > A team stabile, con la giusta infrastruttura e abitudini, non ho
>>> > nulla contro pescare un eccellente sviluppatore che vive lontano
>>> > e averlo da remoto se non riesco a convincerlo a trasferirsi.
>>> >
>>> > Ho letto le altre opinioni e vorrei specificare che non sto
>>> > parlando di relazioni cliente-fornitore, parlo della mia
>>> > preferenza nel contesto di team R&D dentro una società che fa
>>> > software come prodotto finito o per sè stessa, con i suoi
>>> > dipendenti. Mi sembra ridicolo imporre la presenza fisica nel
>>> > contesto di consulenze con dinamiche di team irrilevanti e in
>>> > cui la contribuzione del singolo è la chiave del risultato.
>>> >
>>> > Nel caso specifico del mio nuovo lavoro c'è quasi tutto da
>>> > costruire, a partire dai team, e sarà un'organizzazione in cui
>>> > ogni team include tutti i ruoli, dal business agli sviluppatori,
>>> > tutti allo stesso livello, a doppia guida, tecnica e stakeholder
>>> > finale. All'inizio ci sarà troppo da perdere a non avere team
>>> > fisici.
>>> >
>>> >
>>> > On Wed, May 22, 2019 at 9:58 PM Alberto Lagna
>>>
>>> > [email protected] <mailto:[email protected]>
>>> > [it-torino-java-jug] <[email protected]
>>> > <mailto:[email protected]>> wrote:
>>> >
>>> > __
>>>
>>>
>>> >
>>> > Mah, io negli ultimi tre anni ho lavorato prima per
>>> > un'azienda di Roma e poi per una di Pavia, tre giorni on
>>> > site e due giorni offsite.
>>> > Poichè erano grandi aziende, comunque quando dovevo parlare
>>> > con una persona lo facevo sovente via chat o al telefono,
>>> > anche se ero in ufficio. Poichè molti lavoravano nella mia
>>> > modalità capitava sovente di fare riunioni con il 50% delle
>>> > persone via skype...
>>> > Mi sono sempre trovato bene con le persone che come me
>>> > facevano smart working, perchè, come si diceva, il lavoro
>>> > remoto deve essere un po' nelle corde delle persone. Se in
>>> > una call parli piano, mostri dei disegni alle persone che
>>> > sono vicino a te, ovviamente non faciliti la comunicazione
>>> > remota....
>>> > Diciamo che forse proprio solo nelle call con persone non
>>> > abituate al lavoro remoto ho fatto fatica.
>>> > Noi eravamo avantaggiati perchè tutti nello stesso fuso
>>> > orario, ma diciamo che comunque c'erano delle fasce di
>>> > compresenza e anche se non fisicamente in ufficio, non mi è
>>> > quasi mai capitato di non raggiungere un collega perchè era
>>> > ai caraibi e lavorava in un fuso orario completamente
>>> > diverso dal mio.
>>> >
>>> > (my eu cent)
>>> > ciao e grazie
>>> > Alberto
>>> >
>>> > Alberto Lagna - Software Architect
>>> > cell. +39 333 3138664- skype alagna
>>> > email: [email protected]
>>>
>>> > <mailto:[email protected]>
>>> > pec: [email protected]
>>> > <mailto:[email protected]>
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