Hai ragione, le interruzioni possono essere un problema; d’altra parte è
meglio essere interrotti da un collega che ha bisogno di un informazione e
sbloccarlo, piuttosto che incoraggiare la gente a fare da soli il più
possibile. Io mi sono rassegnato a pensare che il mio lavoro consiste
principalmente nel farmi interrompere :)

Lavorando in pair programming, però, noto che il danno prodotto da una
interruzione a quello che stiamo facendo è minore, perché il contesto di
quello che stiamo facendo non è solo in una testa ma in due. O anche perché
il treno dei miei pensieri è più breve. Questo per me è un esempio di come
le varie pratiche di xp si supportino l’un l’altra: team room e pair
programming.

Le interruzioni da parte di persone esterne al team sono un altro discorso,
quelle vanno limitate e incanalate in momenti appositi e programmati.

Il giorno mer 12 giu 2019 alle 12:19 Federico Fissore [email protected]
[it-torino-java-jug] <[email protected]> ha scritto:

>
>
> Non ho abbastanza esperienza per confrontare l'efficaca di un team da
> remoto con uno co-locato.
>
> Ho però constatato che in un team co-locato le interruzioni sono la
> norma, il che porta a continuo context switching, a un calo
> dell'efficaca e a quella fastidiosa sensazione a fine giornata di non
> sapere su cosa hai lavorato.
> Da remoto invece lavoro per obiettivi, da solo o con un collega. Le
> interruzioni sono asincrone, quindi mantenere la concentrazione è più
> facile. Raramente a fine giornata non ho fatto quello che mi ero
> programmato di fare.
>
> Come detto, avere una parte del team da remoto o "2 gg alla settimana da
> remoto" è la cosa peggiore che si può fare/avere: come hai accennato,
> per lavorare da remoto bisogna imparare a comunicare in modo diverso, e
> avere "alcuni colleghi qui, altri là" ti costringe a un continuo
> saltellare fra queste modalità, creando più problema che altro.
>
> federico
>
> Matteo Vaccari [email protected] [it-torino-java-jug] ha scritto
> il 12/06/19 alle 11:25:
> >
> >
> > Beh tutto vero, ma resta il fatto che per un team, lavorare in presenza
> > nella stessa stanza è parecchio più efficace che in remoto. Più
> > efficace== riesci a fare di più e meglio in meno tempo. Tanto che in XP
> > e Scrum fa parte della definizione del processo lavorare tutti nello
> > stesso spazio fisico.
> >
> > Poi se non si può si adottano contromisure per rendere la comunicazione
> > remota un po’ meno inefficace di quella in presenza. Dove lavoro io
> > abbiamo una parte del team che lavora da remoto, e una parte importante
> > del processo è fare una inception tutti in loco con il cliente per 2-3
> > settimane. Questo ti permette di costruire rapporti personali con le
> > persone, in modo che poi quando sei in remoto ti capisci meglio. Poi
> > facciamo periodi a rotazione in cui un remoto va dal cliente o viceversa
> > (sono appena tornato da una settimana in India)
> >
> > Il nostro contesto è (1) sviluppo custom, siamo una azienda di servizi
> > non di prodotto, e (2) lavoro in team; in tanti posti il lavoro non è
> > veramente in team, ci sono solo individui che fanno la loro parte
> > coordinati da qualcuno. In questo contesto la presenza in team room è
> > cruciale IMO
> >
> > Il giorno gio 23 mag 2019 alle 10:24 Marco Bartolini [email protected]
> > <mailto:[email protected]> [it-torino-java-jug]
> > <[email protected]
> > <mailto:[email protected]>> ha scritto:
> >
> > __
> >
> > Io ho la possibilita' di lavorare remoto dal 2016, in Italia e'
> > sempre stata un eccezione, la maggior parte delle aziende per cui ho
> > lavorato grandi/medie/piccole non sono mai state capaci di tracciare
> > obiettivi/partecipazione/risultati in maniera efficiente, quindi
> > l'unica parvenza di controllo era quella di averti in ufficio alla
> > scrivania, che fa molto industria 1800...
> >
> > Qui in Workday c'e' una policy per il lavoro da casa tutta a carico
> > del manager del team, puoi lavorare da casa 100% del tempo o solo
> > quando ti serve, puoi lavorare da altre nazioni a patto che il
> > reparto HR approvi la richiesta, diciamo che quando le dimensioni
> > aumentano, avendo team distribuiti in diverse time zone il concetto
> > di "lavoro da remoto" cambia, perche' praticamente e' sempre da
> > remoto anche quando sei in ufficio e lavorando da casa
> > oggettivamente non cambia nulla a quel punto.
> >
> > La differenza grossa va sulla parte di team bonding secondo me,
> > quando lavori remoto full time e parte del team si vede tutti i
> > giorni in ufficio, diventi un membro astratto del team e ti perdi
> > tutte le conversazioni che non avvengono in chat/video, questo a
> > lungo andare si riflette su produttivita' e incisivita' nelle scelte
> > a mio parere.
> >
> >
> > On Thu, 23 May 2019 at 07:59, Daniela Ruggeri [email protected]
> > <mailto:[email protected]> [it-torino-java-jug]
> > <[email protected]
> > <mailto:[email protected]>> wrote:
> >
> > __
> >
> > Riguardo allo strumento di collaborazione, ho un amico che ha
> > sviluppato un prodotto per la condivisione della conoscenza e
> > affiancamento professionale per i dipendenti di un'azienda...
> > Ha dei clienti delle risorse umane molte interessati al prodotto.
> > Potreste darmi un feedback, c'è la possibilità di provarlo
> >
> > http://www.itcoach.it/
> >
> > Ciao :-)
> > Daniela
> >
> > Key GPG ID: AA2DA887 --
> > Il miglior modo per predire il futuro è inventarlo
> > Alan Key <https://it.wikiquote.org/wiki/Alan_Kay>
> >
> >
> > Il giovedì 23 maggio 2019, 00:07:06 CEST, Carlo Bottiglieri
> > [email protected] <mailto:[email protected]>
> > [it-torino-java-jug] <[email protected]
> > <mailto:[email protected]>> ha scritto:
>
>
> >
> >
> > Eccomi, scusate il ritardo, pensavo di riuscire a rispondere dal
> > treno ieri, ma avevo fatto over-commitment.
> >
> > La mia opinione sul lavoro remoto in generale è la seguente:
> > Una società attrezzata e abituata, con le persone e le pratiche
> > giuste, puo' permettersi persone remote anche al 100% e lavorare
> > benissimo.
> >
> > Anche cosi' pero' la creatività e l'efficacia di team sono
> > leggermente sub-ottimali : ad esempio, è stata menzionata la
> > tendenza del remotista a prima esaurire le piste da solo e in
> > fine chiedere; è verissimo e io personalmente lo adoro perché mi
> > piace imparare da solo, ma ho dovuto riconoscere che non é
> > sempre l'approccio piu' produttivo, se hai di fronte persone
> > brave che sanno spiegare.
> > Io trovo che un team dove chiunque chiede e offre aiuto
> > costantemente, con creazione di binomi al volo per risolvere un
> > problema, sia molto produttivo, ma soprattutto tende a una buona
> > distribuzione del rispetto reciproco con poco sforzo; questo
> > aiuta ad aumentare la fiducia e permette discussioni
> > costruttive, una rarità.
> >
> > Inoltre non ho ancora trovato uno strumento di collaborazione
> > remota pari a due persone e una lavagna (e includo anche un paio
> > di surface-hub da 50'', che dovrebbero esserne il perfetto
> > equivalente).
> >
> > Quindi la mia preferenza è creare un ambiente di lavoro bello e
> > comodo, con tantissimi whiteboards, di facile accesso, con
> > ottimi ingegneri che non vivano troppo lontano.
> > A team stabile, con la giusta infrastruttura e abitudini, non ho
> > nulla contro pescare un eccellente sviluppatore che vive lontano
> > e averlo da remoto se non riesco a convincerlo a trasferirsi.
> >
> > Ho letto le altre opinioni e vorrei specificare che non sto
> > parlando di relazioni cliente-fornitore, parlo della mia
> > preferenza nel contesto di team R&D dentro una società che fa
> > software come prodotto finito o per sè stessa, con i suoi
> > dipendenti. Mi sembra ridicolo imporre la presenza fisica nel
> > contesto di consulenze con dinamiche di team irrilevanti e in
> > cui la contribuzione del singolo è la chiave del risultato.
> >
> > Nel caso specifico del mio nuovo lavoro c'è quasi tutto da
> > costruire, a partire dai team, e sarà un'organizzazione in cui
> > ogni team include tutti i ruoli, dal business agli sviluppatori,
> > tutti allo stesso livello, a doppia guida, tecnica e stakeholder
> > finale. All'inizio ci sarà troppo da perdere a non avere team
> > fisici.
> >
> >
> > On Wed, May 22, 2019 at 9:58 PM Alberto Lagna
>
> > [email protected] <mailto:[email protected]>
> > [it-torino-java-jug] <[email protected]
> > <mailto:[email protected]>> wrote:
> >
> > __
>
>
> >
> > Mah, io negli ultimi tre anni ho lavorato prima per
> > un'azienda di Roma e poi per una di Pavia, tre giorni on
> > site e due giorni offsite.
> > Poichè erano grandi aziende, comunque quando dovevo parlare
> > con una persona lo facevo sovente via chat o al telefono,
> > anche se ero in ufficio. Poichè molti lavoravano nella mia
> > modalità capitava sovente di fare riunioni con il 50% delle
> > persone via skype...
> > Mi sono sempre trovato bene con le persone che come me
> > facevano smart working, perchè, come si diceva, il lavoro
> > remoto deve essere un po' nelle corde delle persone. Se in
> > una call parli piano, mostri dei disegni alle persone che
> > sono vicino a te, ovviamente non faciliti la comunicazione
> > remota....
> > Diciamo che forse proprio solo nelle call con persone non
> > abituate al lavoro remoto ho fatto fatica.
> > Noi eravamo avantaggiati perchè tutti nello stesso fuso
> > orario, ma diciamo che comunque c'erano delle fasce di
> > compresenza e anche se non fisicamente in ufficio, non mi è
> > quasi mai capitato di non raggiungere un collega perchè era
> > ai caraibi e lavorava in un fuso orario completamente
> > diverso dal mio.
> >
> > (my eu cent)
> > ciao e grazie
> > Alberto
> >
> > Alberto Lagna - Software Architect
> > cell. +39 333 3138664- skype alagna
> > email: [email protected]
>
> > <mailto:[email protected]>
> > pec: [email protected]
> > <mailto:[email protected]>
> >
> >
> >
> >
> >
>
> 
>

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