A volte però il pairing è anche cazzeggio e goldplating...
Sicuramente in fase di inception non c'è di meglio che essere faccia a
faccia.
Poi però trovo che lavorare in remoto (che di per sé non mi piace)
incoraggi la gente ad essere più focalizzata e disciplinata...
Invece che il ba o il dev che ha una vaga domanda in testa e ti interrompe
per un ora, se scrivono una email con il problema ben delineato e sanno che
dovranno aspettare qualche ora per la risposta di perde molto meno tempo
tutti. Sarà anche che agli inglesi piace parlare all' infinito...

Impressione mia del tutto unscientific.


Uberto

On Thu, 13 Jun 2019, 01:29 Matteo Vaccari [email protected]
[it-torino-java-jug], <[email protected]> wrote:

>
>
> Hai ragione, le interruzioni possono essere un problema; d’altra parte è
> meglio essere interrotti da un collega che ha bisogno di un informazione e
> sbloccarlo, piuttosto che incoraggiare la gente a fare da soli il più
> possibile. Io mi sono rassegnato a pensare che il mio lavoro consiste
> principalmente nel farmi interrompere :)
>
> Lavorando in pair programming, però, noto che il danno prodotto da una
> interruzione a quello che stiamo facendo è minore, perché il contesto di
> quello che stiamo facendo non è solo in una testa ma in due. O anche perché
> il treno dei miei pensieri è più breve. Questo per me è un esempio di come
> le varie pratiche di xp si supportino l’un l’altra: team room e pair
> programming.
>
> Le interruzioni da parte di persone esterne al team sono un altro
> discorso, quelle vanno limitate e incanalate in momenti appositi e
> programmati.
>
> Il giorno mer 12 giu 2019 alle 12:19 Federico Fissore [email protected]
> [it-torino-java-jug] <[email protected]> ha scritto:
>
>>
>>
>> Non ho abbastanza esperienza per confrontare l'efficaca di un team da
>> remoto con uno co-locato.
>>
>> Ho però constatato che in un team co-locato le interruzioni sono la
>> norma, il che porta a continuo context switching, a un calo
>> dell'efficaca e a quella fastidiosa sensazione a fine giornata di non
>> sapere su cosa hai lavorato.
>> Da remoto invece lavoro per obiettivi, da solo o con un collega. Le
>> interruzioni sono asincrone, quindi mantenere la concentrazione è più
>> facile. Raramente a fine giornata non ho fatto quello che mi ero
>> programmato di fare.
>>
>> Come detto, avere una parte del team da remoto o "2 gg alla settimana da
>> remoto" è la cosa peggiore che si può fare/avere: come hai accennato,
>> per lavorare da remoto bisogna imparare a comunicare in modo diverso, e
>> avere "alcuni colleghi qui, altri là" ti costringe a un continuo
>> saltellare fra queste modalità, creando più problema che altro..
>>
>> federico
>>
>> Matteo Vaccari [email protected] [it-torino-java-jug] ha scritto
>> il 12/06/19 alle 11:25:
>> >
>> >
>> > Beh tutto vero, ma resta il fatto che per un team, lavorare in presenza
>> > nella stessa stanza è parecchio più efficace che in remoto. Più
>> > efficace== riesci a fare di più e meglio in meno tempo. Tanto che in XP
>> > e Scrum fa parte della definizione del processo lavorare tutti nello
>> > stesso spazio fisico.
>> >
>> > Poi se non si può si adottano contromisure per rendere la comunicazione
>> > remota un po’ meno inefficace di quella in presenza. Dove lavoro io
>> > abbiamo una parte del team che lavora da remoto, e una parte importante
>> > del processo è fare una inception tutti in loco con il cliente per 2-3
>> > settimane. Questo ti permette di costruire rapporti personali con le
>> > persone, in modo che poi quando sei in remoto ti capisci meglio. Poi
>> > facciamo periodi a rotazione in cui un remoto va dal cliente o
>> viceversa
>> > (sono appena tornato da una settimana in India)
>> >
>> > Il nostro contesto è (1) sviluppo custom, siamo una azienda di servizi
>> > non di prodotto, e (2) lavoro in team; in tanti posti il lavoro non è
>> > veramente in team, ci sono solo individui che fanno la loro parte
>> > coordinati da qualcuno. In questo contesto la presenza in team room è
>> > cruciale IMO
>> >
>> > Il giorno gio 23 mag 2019 alle 10:24 Marco Bartolini [email protected]
>> > <mailto:[email protected]> [it-torino-java-jug]
>> > <[email protected]
>> > <mailto:[email protected]>> ha scritto:
>> >
>> > __
>> >
>> > Io ho la possibilita' di lavorare remoto dal 2016, in Italia e'
>> > sempre stata un eccezione, la maggior parte delle aziende per cui ho
>> > lavorato grandi/medie/piccole non sono mai state capaci di tracciare
>> > obiettivi/partecipazione/risultati in maniera efficiente, quindi
>> > l'unica parvenza di controllo era quella di averti in ufficio alla
>> > scrivania, che fa molto industria 1800...
>> >
>> > Qui in Workday c'e' una policy per il lavoro da casa tutta a carico
>> > del manager del team, puoi lavorare da casa 100% del tempo o solo
>> > quando ti serve, puoi lavorare da altre nazioni a patto che il
>> > reparto HR approvi la richiesta, diciamo che quando le dimensioni
>> > aumentano, avendo team distribuiti in diverse time zone il concetto
>> > di "lavoro da remoto" cambia, perche' praticamente e' sempre da
>> > remoto anche quando sei in ufficio e lavorando da casa
>> > oggettivamente non cambia nulla a quel punto.
>> >
>> > La differenza grossa va sulla parte di team bonding secondo me,
>> > quando lavori remoto full time e parte del team si vede tutti i
>> > giorni in ufficio, diventi un membro astratto del team e ti perdi
>> > tutte le conversazioni che non avvengono in chat/video, questo a
>> > lungo andare si riflette su produttivita' e incisivita' nelle scelte
>> > a mio parere.
>> >
>> >
>> > On Thu, 23 May 2019 at 07:59, Daniela Ruggeri [email protected]
>> > <mailto:[email protected]> [it-torino-java-jug]
>> > <[email protected]
>> > <mailto:[email protected]>> wrote:
>> >
>> > __
>> >
>> > Riguardo allo strumento di collaborazione, ho un amico che ha
>> > sviluppato un prodotto per la condivisione della conoscenza e
>> > affiancamento professionale per i dipendenti di un'azienda....
>> > Ha dei clienti delle risorse umane molte interessati al prodotto.
>> > Potreste darmi un feedback, c'è la possibilità di provarlo
>> >
>> > http://www.itcoach.it/
>> >
>> > Ciao :-)
>> > Daniela
>> >
>> > Key GPG ID: AA2DA887 --
>> > Il miglior modo per predire il futuro è inventarlo
>> > Alan Key <https://it.wikiquote.org/wiki/Alan_Kay>
>> >
>> >
>> > Il giovedì 23 maggio 2019, 00:07:06 CEST, Carlo Bottiglieri
>> > [email protected] <mailto:[email protected]>
>> > [it-torino-java-jug] <[email protected]
>> > <mailto:[email protected]>> ha scritto:
>>
>>
>> >
>> >
>> > Eccomi, scusate il ritardo, pensavo di riuscire a rispondere dal
>> > treno ieri, ma avevo fatto over-commitment.
>> >
>> > La mia opinione sul lavoro remoto in generale è la seguente:
>> > Una società attrezzata e abituata, con le persone e le pratiche
>> > giuste, puo' permettersi persone remote anche al 100% e lavorare
>> > benissimo.
>> >
>> > Anche cosi' pero' la creatività e l'efficacia di team sono
>> > leggermente sub-ottimali : ad esempio, è stata menzionata la
>> > tendenza del remotista a prima esaurire le piste da solo e in
>> > fine chiedere; è verissimo e io personalmente lo adoro perché mi
>> > piace imparare da solo, ma ho dovuto riconoscere che non é
>> > sempre l'approccio piu' produttivo, se hai di fronte persone
>> > brave che sanno spiegare.
>> > Io trovo che un team dove chiunque chiede e offre aiuto
>> > costantemente, con creazione di binomi al volo per risolvere un
>> > problema, sia molto produttivo, ma soprattutto tende a una buona
>> > distribuzione del rispetto reciproco con poco sforzo; questo
>> > aiuta ad aumentare la fiducia e permette discussioni
>> > costruttive, una rarità.
>> >
>> > Inoltre non ho ancora trovato uno strumento di collaborazione
>> > remota pari a due persone e una lavagna (e includo anche un paio
>> > di surface-hub da 50'', che dovrebbero esserne il perfetto
>> > equivalente).
>> >
>> > Quindi la mia preferenza è creare un ambiente di lavoro bello e
>> > comodo, con tantissimi whiteboards, di facile accesso, con
>> > ottimi ingegneri che non vivano troppo lontano.
>> > A team stabile, con la giusta infrastruttura e abitudini, non ho
>> > nulla contro pescare un eccellente sviluppatore che vive lontano
>> > e averlo da remoto se non riesco a convincerlo a trasferirsi.
>> >
>> > Ho letto le altre opinioni e vorrei specificare che non sto
>> > parlando di relazioni cliente-fornitore, parlo della mia
>> > preferenza nel contesto di team R&D dentro una società che fa
>> > software come prodotto finito o per sè stessa, con i suoi
>> > dipendenti. Mi sembra ridicolo imporre la presenza fisica nel
>> > contesto di consulenze con dinamiche di team irrilevanti e in
>> > cui la contribuzione del singolo è la chiave del risultato.
>> >
>> > Nel caso specifico del mio nuovo lavoro c'è quasi tutto da
>> > costruire, a partire dai team, e sarà un'organizzazione in cui
>> > ogni team include tutti i ruoli, dal business agli sviluppatori,
>> > tutti allo stesso livello, a doppia guida, tecnica e stakeholder
>> > finale. All'inizio ci sarà troppo da perdere a non avere team
>> > fisici.
>> >
>> >
>> > On Wed, May 22, 2019 at 9:58 PM Alberto Lagna
>>
>> > [email protected] <mailto:[email protected]>
>> > [it-torino-java-jug] <[email protected]
>> > <mailto:[email protected]>> wrote:
>> >
>> > __
>>
>>
>> >
>> > Mah, io negli ultimi tre anni ho lavorato prima per
>> > un'azienda di Roma e poi per una di Pavia, tre giorni on
>> > site e due giorni offsite.
>> > Poichè erano grandi aziende, comunque quando dovevo parlare
>> > con una persona lo facevo sovente via chat o al telefono,
>> > anche se ero in ufficio. Poichè molti lavoravano nella mia
>> > modalità capitava sovente di fare riunioni con il 50% delle
>> > persone via skype...
>> > Mi sono sempre trovato bene con le persone che come me
>> > facevano smart working, perchè, come si diceva, il lavoro
>> > remoto deve essere un po' nelle corde delle persone. Se in
>> > una call parli piano, mostri dei disegni alle persone che
>> > sono vicino a te, ovviamente non faciliti la comunicazione
>> > remota....
>> > Diciamo che forse proprio solo nelle call con persone non
>> > abituate al lavoro remoto ho fatto fatica.
>> > Noi eravamo avantaggiati perchè tutti nello stesso fuso
>> > orario, ma diciamo che comunque c'erano delle fasce di
>> > compresenza e anche se non fisicamente in ufficio, non mi è
>> > quasi mai capitato di non raggiungere un collega perchè era
>> > ai caraibi e lavorava in un fuso orario completamente
>> > diverso dal mio.
>> >
>> > (my eu cent)
>> > ciao e grazie
>> > Alberto
>> >
>> > Alberto Lagna - Software Architect
>> > cell. +39 333 3138664- skype alagna
>> > email: [email protected]
>>
>> > <mailto:[email protected]>
>> > pec: [email protected]
>> > <mailto:[email protected]>
>> >
>> >
>> >
>> >
>> >
>>
>> 
>

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